SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una questione di metodo. Don Gianni Croci non ha affatto gradito l’atteggiamento della Fondazione Asilo Merlini che nei giorni scorsi, attraverso la missiva firmata dall’avvocato Ottoni, ha chiesto indietro l’appezzamento di terreno adiacente alla Chiesa Santissima Annunziata, assegnata tempo fa in comodato d’uso dalla partecipata del Comune.

La mia porta è sempre aperta, mi amareggia questo modo di fare”, afferma il parroco. “Se devo chiarire qualcosa, parto e vado direttamente da quella persona. Mi spiace trattare tramite gli avvocati per fissare un incontro. Occorrerebbe essere più umani”.

Il prete nega di provare risentimento verso il sindaco Gaspari, ma ammette che “esistono questioni non chiarite”. Della vicenda si è parlato diffusamente nella riunione di maggioranza di martedì, nella quale il presidente del Merlini ed esponente dell’Italia dei Valori, Giancarlo Vesperini, ha illustrato il problema agli altri consiglieri comunali, che fino a quel momento erano stati informati dell’accaduto solo dai giornali.

La convenzione per la “donazione” novantanovennale del perimetro fu portata a termine dal vecchio consiglio d’amministrazione. La tensione, esplosa dopo almeno un lustro, poggia sostanzialmente su due argomenti. Da una parte le dimensioni dell’area spettante alla parrocchia, dall’altra la destinazione del lotto.

Vesperini ribadisce l’errore presente nel documento: “Tutti sapevano di questo fatto. Nel contratto c’era grande attenzione agli aspetti dei diritti e doveri, poi per il discorso della terra si rimandava tutto all’allegato in cartina, sbagliata, visto che indicava il tutto anziché una porzione”. In aggiunta, c’è la diatriba sugli obiettivi. “La zona fu concessa alla Santissima Annunziata per la realizzazione di una tensostruttura – continua il presidente – se Don Gianni vuole costruire una casa d’accoglienza muta appunto la destinazione e l’accordo non vale più”.

La Fondazione sa bene che un ipotetico muro contro muro tra i soggetti porterebbe la parrocchia a far leva sull’errore presente nella mappa. “Nessuno vuole guerra, noi intendiamo essere di parola, a patto che anche gli altri lo siano. La cartina è errata, è vero, tuttavia il comodante in quanto tale potrebbe contestare il fatto che in quattro anni ancora non è stata costruita alcuna tensostruttura e riprendersi il terreno. Il sindaco è meravigliato per questa reazione, siamo sempre andati incontro a Don Gianni. La situazione creatasi è banale, non vorrei che qualcuno la stesse usando come cavallo di Troia”.

Domenica scorsa il parroco aveva paventato l’addio durante l’omelia. Un tema affrontato nuovamente sulla propria pagina Facebook il giorno seguente: “Ho sempre pensato che le responsabilità nella comunità ecclesiale, come in quella civile, richiedano competenza e credibilità. Aver comunicato alla gente di pensare alle dimissioni è dovuto alla presa di coscienza di un mio atto di ingenuità. Da qualche anno la gente sa che la comunità parrocchiale ha in comodato un pezzo di terra ed oggi questo sembra venga messo in dubbio. La gente della Santissima Annunziata non merita un parroco così. Mio padre mi ha sempre insegnato che quello che conta è la parola data. Qualche anno fa abbiamo richiesto, dopo averne parlato con l’amministrazione comunale, attenta alle esigenze della periferia, la possibilità di utilizzare la terra della Fondazione dell’Asilo Merlini attigua all’oratorio. Si sa che tale Fondazione ha come prima finalità quello di sostenere l’infanzia. Mi sono fidato di chi mi ha sottoposto un contratto di comodato per novantanove anni. Con la gente così abbiamo cominciato a pensare come utilizzarla. Per ora è stata usata dagli scout, dall’oratorio estivo e si sta pensando a qualcosa che venga incontro alle necessità dei più poveri”. Prosegue: “Da tempo, con il Consiglio Pastorale e la collaborazione di alcuni professionisti del settore, stiamo studiando  la possibilità, in conformità alle leggi vigenti, di realizzare una qualche struttura, evidentemente non fissa, a servizio dei senzatetto. Cosa che non rientra nella fattispecie di una casa dell’accoglienza, per altro già esistente a Porto d’Ascoli. Ultimamente mi sono arrivate voci di una possibile richiesta della terra del Merlini; non le ho dato credito. Qualche tempo fa mi è stato solo richiesta copia del contratto che ho puntualmente recapitato, ma nessuno della Fondazione si è mai fatto vivo. La cosa che più continua a sconcertarmi è la lettera di un legale dove mi si chiede semplicemente di fissare un incontro. Perché questa formalità?”.

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