SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’allontanamento di Marco Curzi fa ancora litigare il Partito Democratico. Animi accesi, lunedì sera, alla riunione del Circolo Nord di Via Manara, dove Giovanni Gaspari ha dovuto nuovamente giustificare ai presenti l’epurazione dell’ex assessore. Poca gente, tra cui la segretaria di sezione Claudia Schiavon, ma anche tanta tensione e nervosismo.

Il primo cittadino non ha compiuto alcun passo indietro. Anzi, ha ribadito la bontà delle proprie scelte, mostrando il petto. In quanto fuoriuscito dalla sua lista, “Città Aperta”, il sindaco ha vantato il diritto di poter rimuovere l’esponente di riferimento senza doverne necessariamente chiedere conto al resto della maggioranza e, soprattutto, al proprio partito.

Informato, tuttavia mai coinvolto. Così almeno ha riferito il coordinatore sambenedettese Felice Gregori qualche giorno fa, infastidito dall’autonomia adottata dal numero uno di Viale De Gasperi.

“Il Pd è stato avvisato dopo una settimana della questione Curzi”, comunicano gli iscritti delusi, mentre la squadra degli assessori, per ora, rimane al fianco di Gaspari.

“Così non si va avanti – precisa però Fabio Urbinati – un partito di questo tipo non serve. Oramai quando ci riuniamo parliamo esclusivamente di specifiche delibere o dei problemi generati da due nostri consiglieri”.

Chiaro il richiamo a Loredana Emili e Sergio Pezzuoli. Il capogruppo, Claudio Benigni, sta giocando le ultime carte per una clamorosa riappacificazione. I due vengono definiti “una risorsa per il centrosinistra” e probabilmente mercoledì sarà previsto un confronto a “porte chiuse” tra i diretti interessati, Gregori, Benigni e lo stesso sindaco. L’ultima spiaggia in vista dell’Unione Comunale della settimana prossima, quando i nodi dovrebbero venire definitivamente al pettine.

Non siamo noi a volerli cacciare – ricorda il capogruppo – sono loro che, gradualmente, si stanno tirando fuori”. Il riavvicinamento è improbabile. Per andare in porto, occorrerebbe un’ammissione di colpa o un parziale arretramento di entrambe le parti. La sensazione, a dire il vero, è che indietro non si possa – e voglia – più tornare.

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