SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una frattura sempre più profonda, in un partito sempre più in difficoltà nel mantenere all’interno le diverse anime. Loredana Emili e Sergio Pezzuoli interrogano il Pd in merito all’epurazione dell’assessore Marco Curzi, definendo “sconcertante” la modalità adottata dal sindaco Gaspari: “L’evento non può lasciare indifferenti, altrimenti si diventerebbe corresponsabili. Le dichiarazioni del segretario comunale Felice Gregori dicono cose diverse da quanto detto dal primo cittadino . Se ci fosse stata una discussione negli organismi dirigenti del partito, la questione non si porrebbe”.

L’alibi della spendig-review non convince, anzi irrita i due dissidenti: “La motivazione è ridicola e offensiva nei confronti  dei cittadini che meritano maggior rispetto. Ci  chiediamo come sia possibile imporre le dimissioni a un giovane assessore che, pur nei limiti delle proprie deleghe e delle poche risorse disponibili, aveva riconoscimenti. Mentre pubblicamente si ribadisce in ogni circostanza l’attenzione della politica  verso i giovani, come grande questione sociale dei nostri tempi, senza troppi indugi si rimuove proprio il delegato alle politiche giovanili tra l’altro, a differenza di altri, eletto e non cooptato. La scelta degli assessori è prerogativa esclusiva del sindaco, tuttavia la buona politica avrebbe consigliato un percorso più condiviso e partecipato. Diversamente, le decisioni assunte appaiono suggerite da oscuri  consiglieri, oppure maturate in grande solitudine; in entrambi i casi   le gravi accuse di un primo cittadino sotto ricatto diventano difficilmente smentibili”.

Nel mirino finisce pertanto Paolo Canducci: “Contemporaneamente si riconferma invece l’inamovibilità di un assessore che può definirsi al disastro ambientale, causa di scelte opinabili che vedono protagonisti sempre i soliti attori e fonte di polemiche continue. Una per tutte: la vicenda delle pensiline”.

Assente durante l’ultimo Consiglio Comunale, ma attentissima a scrutarne lo svolgimento, la Emili spinge per conoscere una volta per tutte il ruolo dell’Udc: “Non è più prorogabile un chiarimento in tal senso. Mi domando come si possa procedere ad un rimpasto-ridimensionamento della giunta senza aprire un confronto politico con i partiti e i gruppi della maggioranza  sul programma dei lavori pubblici e il suo stato di avanzamento e sulle alleanze. Non si può pensare di ripercorrere la stessa  strada del primo mandato, con i centristi che tamponarono la crisi nell’ultimo periodo senza una chiara piattaforma politica e programmatica; d’altro canto oggi il problema viene posto dalla stessa Udc provinciale che chiede le dimissioni del Presidente del Consiglio, Marco Calvaresi. Il sindaco fa finta di non sentire o di non ricordare.”.

Emili e Pezzuoli sono un fiume in piena. Bocciano seccamente l’idea di rispolverare i gruppi di lavoro “su interventi che sono in agenda da sette anni, quando al contrario si dovrebbe passare alla fase realizzativa”.

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