SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In tempi in cui si condannano gli atteggiamenti tenuti dai giornalisti in Sala Consiliare, ci sentiamo in dovere di giudicare lo spettacolo politico andato in scena in assise. Non lo definiremo “indecoroso”, nemmeno “inqualificabile”. Ci limiteremo a considerarlo irrispettoso, nei confronti di un assessore, Marco Curzi, che aveva da poco rassegnato le dimissioni.

“Se non se ne fosse andato lui, l’avrei rimosso io”, ha immediatamente precisato Giovanni Gaspari. Una sorta di rivendicazione virile per ricordare ai più chi comanda in casa. “Spiegherà tutto il sindaco”, avevano ribadito in maggioranza per l’intera giornata. Ci auguriamo che il monologo di giovedì sera non fosse proprio tutto, ci auguriamo che sabato vada in scena il secondo tempo. Perché in realtà, all’inizio del Consiglio, il primo cittadino non ha spiegato nulla.

Spending review? Risparmio di 6 mila euro l’anno? Chi intende crederci lo faccia pure. Magari ci venga a dire che è il bottino necessario per finanziare la cacciata dei piccioni dai tetti del Municipio. Da osservatori dell’attività amministrativa meritiamo ben altre delucidazioni.

E se proprio revisione della spesa doveva essere, per quale motivo abbattere Curzi? L’ex delegato a Sport e Politiche Giovanili fuoriuscì dalla civica “Città Aperta”, la lista del sindaco. All’interno personaggi di fiducia, fedelissimi, ex assessori come Domenico Mozzoni e Settimio Capriotti. Capita però che il giovane Marco prenda più voti di tutti. A differenza, ad esempio, di Luca Spadoni, rappresentante di quella Sinistra Ecologia e Libertà che non gode di esponenti nel civico consesso e che, ad oggi, manco risulta alleata del Pd a livello nazionale. Per non parlare di Eldo Fanini, simbolo di un’Italia dei Valori sparita dalla politica nazionale.

Invece no, “sacrifichiamo Marco”. Che nel giorno dell’addio, aveva sparato a zero su Gaspari e soci. “Vicende poco chiare”, tra cui il tormentato caso del distributore di benzina, la spedizione a Mosca, la questione delle pensiline fotovoltaiche, i “contributi a pioggia ad alcune associazioni” e soprattutto quella frase, tanto chiara quanto inconcepibile e vagamente antidemocratica: “Il sindaco ci ha sempre detto che in cinque anni ci saremmo potuti astenere non più di una volta”. Pratica evidentemente inaugurata nel 2011, dato che Loredana Emili, assessore al Sociale nel primo mandato, ha seccamente negato che la regola fosse valida nel precedente lustro.

Il silenzio assenso degli assessori – quelli rimasti – è semplicemente sconfortante ed emblematico. Moto d’orgoglio? Desiderio di ribellione? Macchè. “Obbediamo”, è il coro unanime.

“Spiegherà tutto il sindaco”. Attendiamo pazienti. A meno che non venga rispolverata la celebre filastrocca: “Tutti i punti all’ordine del giorno sono stati approvati e in politica contano gli atti”. Marco Curzi era un suo uomo, Loredana Emili il suo capogruppo, Sergio Pezzuoli il suo consigliere.

Noi non tifiamo, noi commentiamo. In fondo commentava allo stesso modo anche Gaspari, quando da capogruppo dei Democratici di Sinistra, puntava il dito contro le disavventure intestine di Martinelli.

Avremmo apprezzato almeno i ringraziamenti di rito. Come il più classico degli allenatori esonerati, Curzi avrebbe meritato un dignitoso congedo. Gaspari è un appassionato di calcio, conosce i metodi. L’eventuale mancanza d’ispirazione l’avrebbero potuta compensare i Giovani Democratici che, di nascosto dal capo, continuano a messaggiare l’assessore epurato. Oppure i dipendenti comunali: “Per lo Sport ha fatto più Curzi in due anni, che i predecessori in cinque”.

La buona educazione non è una voce removibile. Non c’è spending review che tenga…

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 1.440 volte, 1 oggi)