Samb. Ho letto attentamente i resoconti giornalistici della conferenza stampa tenuta ieri da dirigenti rossoblu, Pignotti e Bartolomei. Tutto bene mi sembra, compresa l’intenzione di far diventare la Sambenedettese Calcio una Spa con azioni del valore di 5 mila euro cadauna. Meglio ancora l‘intenzione, se eventuali acquirenti acquisissero il 60% della società, di creare una minoranza del 40% che controlli l’operato della maggioranza.

Non sono un esperto, ma mi (e vi) chiedo: sono cambiate le regole? Chi ha la maggioranza in una società non può più agire come vuole? Per esempio comprare un calciatore indebitandosi oltre misura senza chiedere il permesso ad altri. Che però ne diventerebbero corresponsabili per la propria quota in caso di mancati pagamenti? Ma mi chiedo anche e giustamente: qualcuno la maggioranza dovrà pur averla. È vero ma per ovviare a quello che, nel nuovo percorso, potrebbe diventare un problema sarebbe il caso che, tra tutti i sottoscrittori di quote o azioni si trovasse un accordo condiviso con la città alla quale mostrarlo prima in modo trasparente.

Per esempio sottoscrivere una dichiarazione di intenti nella quale si dice che ogni azione (non intesa come quota) societaria deve essere sottoposta alla visione di tutti i possessori di quote e azioni, dando loro la possibilità di renderla pubblica. Dichiarazione nella quale si dice anche che i bilanci devono essere sempre visibili dai soci e non essere “invisibili”, come è accaduto fino ad oggi, tra Pignotti e Bartolomei. Mi rendo benissimo conto che questo tipo di accordo sarebbe impossibile tra privati perché sono affari loro mentre lo è per una società di calcio nella quale i tifosi non sono soltanto semplici clienti ma persone che sentono loro e a ragione l’azienda calcistica. Per un motivo molto semplice: è il loro numero, la loro passione e il loro entusiasmo (senza eccessi che non dovrebbero esserci più naturalmente) che generano il valore economico di una squadra di calcio.

Se non ci credete, chiedetevi i motivi per cui, quando la Samb è in vendita, gli acquirenti veri (sarà mai!) o fasulli non mancano? L’azione della Tps (della quale sono presidente) sarà quella di sovvertire in qualche modo, tramite la massima trasparenza, l’andazzo degli ultimi venticinque anni. Perché prima del 1990  i 40 dirigenti, con vertici che non possono essere evitati, erano l’espressione della città e dei tifosi della Samb in particolare. Essendo in tanti magari si litigava di più (sempre per motivi tecnici però) ma il debito societario non era un tabu per nessuno di loro: tutti sapevano qual era, seppur con la speranza che non li avrebbero mai dovuti pagare… come non è stato.

Tutti gli aspetti appena elencati sono sicuramente condivisi dall’attuale dirigenza che la vedo impegnata a raggiungere un traguardo simile a quello che la città auspica. Una cosa però mi ha stravolto (non è la parola giusta ma non ne trovo una migliore), anche se probabilmente è un errore di battitura come capita: leggere sul Corriere Adriatico ma non su altre testate che due commercialisti di due pretendenti all’acquisizione delle quote della Samb stanno mettendo  a punto il bilancio, e che lo stesso sarà pronto a fine giugno. Che significa? Chiedo all’uopo aiuto ai nostri lettori e alla società stessa. Il fatto che di solito Luca Bassotti è il più informato di casa Samb, però, un po’ mi preoccupa.

Comunque, la prossima settimana un commercialista, un altro esperto in materia, il sottoscritto ed un altro socio,chiederanno un incontro per conto dell’associazione Tifosi Pro Samb per avere, più o meno, le stesse informazioni date ai due commercialisti sopra citati. Una persona l’altro giorno al telefono quando gli parlavo di queste cose mi ha detto “ma tu sei troppo puro, il calcio è contenitore di ‘impuri’, magari lo penseranno anche molti di voi lettori ma per me essere puro è un vanto non un difetto come crede chi va dietro… al mondo solo perché nessuno può cambiarlo. Io non mi adatto.

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