SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Convince poco il Comune e non piace ai titolari dei locali. L’idea della patente a punti pare destinata all’archiviazione, dopo che per mesi era stata considerata una concreta soluzione al problema della movida selvaggia.

A settembre, l’assessore al Commercio, Fabio Urbinati, aveva preso parte ad una riunione a Roma della Commissione Anci sulle Attività Produttive. La strada intrapresa sembrava quella giusta, tuttavia ad otto mesi di distanza l’entusiasmo iniziale è scemato.

“Il provvedimento non rientrerebbe in un quadro giuridico certo”, dichiara Urbinati. “Il problema sorgerebbe al momento dell’applicazione della sanzione, ci ritroveremmo al punto di partenza”.

Urbinati contesta l’assenza di una legislazione nazionale. Infatti, l’approvazione della patente si baserebbe esclusivamente su un patto tra le parti, che rischierebbe di saltare al momento di ipotetiche contestazioni. “Farebbero ricorso. Qualora i bonus terminassero, scatterebbe una richiesta di chiusura che avrebbe tutti i risvolti di un’ordinanza sindacale, quindi l’esercente potrebbe appellarsi a prescindere dal percorso di collaborazione precedente. L’Anci sta discutendo il tema, sul tavolo da più di un anno. Il problema è del Parlamento”.

Ma in cosa consisterebbe la patente a punti? Già varato dai sindaci di Milano, Torino e Firenze, il procedimento è assai simile a quello inerente la patente automobilistica. Nel comune guidato da Matteo Renzi, ad esempio, la normativa proibisce la diffusione della musica all’esterno oltre le 23, limita la vendita degli alcolici ed impone la pulizia all’esterno dell’esercizio. I contravventori perdono 5 punti, mentre ne perde 3 chi non mette a disposizione il dispositivo per il controllo del tasso alcolemico nel sangue e chi non possiede i bidoni per i rifiuti. Chi, al contrario, non commette infrazioni per quattro mesi riceve un bonus di quattro punti. Ed ancora, chi offre un servizio impeccabile per un anno incassa diversi vantaggi legati, tra le altre cose, a patrocini da parte dell’ente.

La scalata al ribasso, come detto, preoccupa gli stessi esercenti, intimoriti dai controllori che potrebbero – a loro avviso – punire il giusto per il peccatore.

In vista dell’estate si proseguirà dunque con le soluzioni in atto. “Noi con i nostri Vigili Urbani presidieremo le zone a rischio. I controlli saranno quotidiani, l’estate passata si vigilò costantemente. Comunque, ci aspettiamo un cambio di rotta degli esercenti, ci sia collaborazione vera. Il problema c’è, esiste, è evidente. Lo vediamo tutti”.

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