Gaspari e Samb. Il sindaco di San Benedetto del Tronto, Giovanni Gaspari, ha convocato martedì mattina una conferenza stampa urgente sulla Sambenedettese Calcio, comunicando alla città quanto segue: “Chiedo alla Samb, società privata, di lavorare con la riservatezza che si conviene in queste circostanze ad una sintesi che porti a risolvere le questioni economiche che coinvolgono anche la Rdp, se necessario anche coinvolgendo altri soggetti interessati. Solo quando questa sintesi sarà trovata, sarà utile presentare all’Amministrazione la proposta finale. Il bando per la gestione venticinquennale dello Stadio Riviera delle Palme, infatti, è stato aggiudicato alla Sambenedettese calcio che è l’unico interlocutore del Comune, non altri soggetti di cui si parla in queste ore. Non c’è dunque spazio, al momento, per incontri pubblici inerenti le questioni societarie

Il sindaco ha anche espresso diffidenza in merito alla ventilata opportunità di nuovi soggetti che vadano a spezzettare il quadro societario che ruota attorno al nome della Sambenedettese Calcio perchè -ha detto- si è già assistito in passato alla costruzione di “scatole cinesi” ed è stata un’esperienza negativa.”In questo modo il rischio è che, alla fine, il “cerino in mano” rimanga all’Amministrazione comunale“. Per quanto riguarda la richiesta da parte di Sergio Spina di definire e chiarire i vari contenziosi in sua presenza nell’aula consiliare del comune, Gaspari non si è reso disponibile come persona ma anche per la concessione della sala “Prima Spina, Bartolomei, Pignotti e Troiani&Ciarrocchi devono trovare una soluzione condivisa, dopo darò la mia disponibilità per incontrarli ufficialmente“.

È compito del giornalista e dei cittadini trarre deduzioni, vista l’importanza che ricopre per la città la società rossoblu. A me sembra che l’incontro odierno non possa essere considerato un passo avanti, anzi. Dire che la gestione ventinquennale è stata concessa alla Sambenedettese Calcio e non ad altri soggetti equivale al nulla. Perché basterebbe che un altro soggetto acquistasse la maggioranza delle quote per aver diritto alla gestione dello stadio. Che non è stata data a Spina, Bartolomei e Pignotti come persone fisiche. Quindi nulla di fatto. Ovvio egualmente, seppur giusto, il monito agli attuali dirigenti di non cedere la società a persone poco trasparenti ed inaffidabili.

Ma quello che personalmente più mi preoccupa è la frase “Non c’è spazio, al momento, per incontri pubblici inerenti le questioni societarie“. Ritengo infatti che il tempo che resta per evitare guai peggiori (fallimento?!) è quasi scaduto. Motivo per cui Giovanni Gaspari avrebbe dovuto dare un ultimatum diverso, questo: entro due-tre giorni voglio sul mio tavolo il bilancio certificato della situazione economica e delle necessità sempre economiche per non vanificare la vittoria del campionato. Se la società non provvede, la stessa convenzione potrebbe essere annullata e lo stesso sindaco potrebbe prendere in mano la situazione e quindi parlare chiaro alla città. Se la società, invece, provvederà a dare i conti, lo stesso sindaco dovrebbe esaminarli e dire alla sua città come stanno realmente le cose. Lo stallo che l’incontro odierno non ha rimosso è pericolosissimo. Come insegnano le precedenti esperienze.

Per quel che riguarda, invece, i nomi “stranieri” di eventuali acquirenti, nessuno di loro dà, a parer mio, le dovute garanzie e il sindaco ha fatto bene a ricordarlo. L’unico contatto io l’ho avuto con Luca Carangelo di Milano con il quale ho dialogato per telefono. Gli ho espresso tutta la mia diffidenza come già avevo fatto con un precedente disappunto dopo il suo intervento telefonico di lunedì 6 maggio in una trasmissione telefonica. Con molto garbo e gentilezza mi ha quasi giurato che ha intenzioni molto serie, che ama il calcio come pochi, che la sua mamma è delle nostre parti, che si sente tifoso della Samb e che ha vissuto con un batticuore simile al nostro la gara di Recanati, che la storia di Verbania non è quella che appare sul web per la quale lui ha querelato un senatore per aver dichiarato il falso, che ha ottime amicizie nel calcio importante (Nicola Berti e Stefano Tacconi sono suoi vicini di casa). Io ho semplicemente risposto che, fino a prove contrarie, dico prove e non annunci, la mia fiducia sta a zero. Non si è scoraggiato. Buon segno? Non saprei.

Perché allora ho riportato il mio dialogo con Luca Carangelo? Per due motivi uno cattivo ed uno buono. Quello cattivo riguarda la non risposta (“lo saprete al momento giusto” alla mia domanda: qual è il nome della ditta di servizi che gestisce a Milano? Quello buono è che, avendo Carangelo letto il progetto (vedi mio ultimo DisAppunto) che mi piacerebbe portare avanti coinvolgendo le istituzioni locali, comuni cittadini compresi, mi ha detto che vorrebbe fare anche lui una cosa del genere per la Samb e, addirittura, che ne ha già messo a punto uno simile qualche tempo fa alla Santarcangiolese.  Ben venga perché nel dna del progetto da me indicato c’è la trasparenza totale e il semplice acquisto di quote societarie con moneta contante. Se Carangelo ne acquistasse una buona quantità credo che nessuno avrebbe da ridire. In questi termini credo che la società possa essere aperta a tutti, indigeni e stranieri. Anzi potrebbe risultare una buona partenza o perlomeno una semplice partenza, visto che è ancora tutto fermo e il tempo stringe più che mai. Dimenticavo di dire che Carangelo e Ragazzoni non agiscono più insieme “Il mio collaboratore adesso è un altro”.

 

 

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