RECANATI – Nella città del poeta, in uno degli sport più epici, la poesia non c’è mai stata. Nervosismo, chiasso, coraggio, ma nulla di epico. Rossoblu e recanatesi – nonostante il prato in erba sintetica – hanno combattuto una gara che forse ricorderemo nel fango.

Difficile aspettarsi qualcosa di diverso: la Samb ha trovato di fronte una squadra ostile e ostruzionista che ha giocato a non giocare, conscia che un pareggio avrebbe fatto comodo.

Tra un fallo e un altro, tra un’esagerazione e l’altra si è giocato poco. Molti lampi rossoblu – con un gran Pazzi – e qualche tuono recanatese – solo rumore e tanta paura. I sambenedettesi sprecano molto, ma dopo mezz’ora di svolazzi Carpani risolve con un gol che mette un macigno sul primo posto.

Sembrava bastasse, e ai tifosi una vittoria tranquilla non avrebbe fatto male. Ma le cose semplici, in casa Samb, non son mai piaciute. La ripresa si apre col gol fallito da Napolano e l’uno a uno di Rossi. Un colpo al cuore. In tribuna, da un moderato senso di sfortuna, si sprofonda così nel più nero dei pessimismi cosmici, acuito dalle notizie incerte da San Cesareo.

Con i raccattapalle che scomparivano e ricomparivano (a seconda del risultato) e avversari prima sempre a terra e poi sempre a menar calci, la situazione era più intricata di una ginestra, e sulle teste rossoblu si aggiravano – più che passeri solitari – i corvacci del malaugurio.

Si narra che quando Quinzio Flaminio dichiarò libera la Grecia (durante i giochi Istmci del 196 aC), a Corinto si levò un boato tale da far cadere una colomba. Il boato dei 500 rossoblu alla notizia del 3 a 2 del Celano ha molto di simile – ma stavolta, a cadere, sono stati i suddetti corvi.

Spinti dai tifosi i rossoblu attaccano a testa bassa, ma senza fortuna; tra un Paniccià pigliatutto e la traversa clamorosa di Pazzi la palla non entra, e la Recanatese se la cava. “E tu nemica | la sorte avesti pur: ma ti rimbomba | fama che cresce e un dì fia detta antica”

Con il San Cesareo che pareggiava a pochi minuti dal termine (in odor di rimonta, come sempre) i rossoblu si sono aggrappati alla forza dei nervi, con una fiducia quasi da “non può piovere per sempre”. Napolano e compagni hanno il merito di crederci, trovando il sole a tempo quasi scaduto. Patrizi fa una follia, trattenendo Pazzi – in piena area – al punto da togliergli la maglia .

In campo succede il finimondo: con la notizia del 3-3 finale a San Cesareo il rigore diventava superfluo per la Samb e fondamentale per la Recanatese (con un pareggio avrebbe evitato la retrocessione diretta). Pazzi ha giustamente segnato, mettendo il sigillo su una festa che la furia dei recanatesi non è riuscita a rovinare.

I giocatori e i dirigenti di casa – uno, in particolare, grosso e con un fisico da sollevatore di polemiche – hanno alzato le mani, prima, e preparato un agguato negli spogliatoi, poi. I campioni non hanno potuto farsi la doccia, e – dopo mezz’ora di esilio forzato in campo – hanno dovuto sgombrare in fretta.

Non è pesato: passando dai corvacci del malaugurio al Corvo Draven, è bello concludere col Corvo di Poe: Nevermore, Mai Più. Mai più squadre del genere, mai più organizzazioni del genere, mai più stadi del genere: ora più che mai, è bello essere tornati tra i professionisti.

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