NAPOLI – Da una parte gli impegni lavorativi, con la telecronaca di Napoli-Inter da preparare. Dall’altra la passione, la tensione e il batticuore per le sorti per la squadra del cuore. Maurizio Compagnoni ha seguito Recanati-Sambenedettese al cellulare: “Avevo dei miei amici allo stadio, mi aggiornavano costantemente. Contemporaneamente, un altro amico di Frosinone mi comunicava il risultato del San Cesareo”.

Due ore piene di ansia, vissute interamente all’interno del bar dell’albergo: “Il barista vedeva le mie reazioni, ero abbastanza comico. Il telefono mi era diventato bollente”.

Compagnoni torna con la mente al 2001. All’epoca i ragazzi di Mei abbandonarono la categoria dilettantistica dopo sette anni di purgatorio, mentre stavolta ne sono bastati “appena” tre. “Eppure non c’è paragone – continua il telecronista Sky – quella era una corazzata, era la Samb di Gaucci. E’ stato un cammino più sofferto, difficile. La società ha fatto un capolavoro”.

Gli elogi sono ampiamente distribuiti: giocatori, allenatore, staff dirigenziale: “Il nostro budget era inferiore ad almeno tre-quattro squadre del campionato. Lo considero un miracolo; non vanno dimenticate le partite a porte chiuse, i ritardi nei pagamenti degli stipendi. Oltre a grandi giocatori hanno dimostrato di essere grandi uomini. L’impresa è stata eccezionale”.

Compagnoni non ha mai perso la speranza. Nemmeno dopo il kappaò di Pesaro: bruciante, potenzialmente taglia gambe. “Invece ero ottimista, dato che eravamo rimasti a -1. Ero certo che la Civitanovese avrebbe bloccato il San Cesareo. Così è stato”.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 1.343 volte, 1 oggi)