CUPRA MARITTIMA – Continua il percorso di collaborazione intrapreso anni fa tra arte e sociale della Galleria Marconi, sensibile ai progetti umanitari dell’Associazione Casa della Speranza, presenta in anteprima, nel proprio spazio espositivo, sabato 4 maggio alle ore 18, la proiezione dell’ultimo reportage girato in Nord Uganda, nei distretti di Gulu, Kitgum, Pader a Natale 2012.

Trasportati da immagini e musica, si vuole raccontare l’amicizia nata con il popolo Acholi, i progetti oramai diventati salde realtà in quella terra, così distante, ma molto vicina nei cuori di tutti coloro che hanno collaborato e creduto possibile riuscire a creare qualcosa di concreto per aiutare chi nonostante tutto sta peggio di noi, e la voglia di andare avanti , di continuare a coltivare questo rapporto di fiducia reciproca, senza pretese, nata in questi anni fra la popolazione di Atanga e tutti gli amici di Casa della Speranza.

Al termine della proiezione interverrà il dottor Massimo Urbani, medico chirurgo esperto in cooperazione internazionale. Il dottor Urbani ha trascorso gran parte della sua vita (trent’anni) all’estero, soprattutto in Africa (Uganda, Rwanda, Cameroun, Somalia, Algeria, Zimbabwe). Nel 1997 fu inviato nella Corea del Nord dove ha curato progetti dell’Unicef  fino a diventare coordinatore residente della cooperazione italiana e addirittura Console Corrispondente del Governo Italiano a Pyongyang.

Urbani fu in Uganda durante l’epidemia di ebola, motivo per il quale ha ottenuto un riconoscimento dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità quale coordinatore per il Gruppo di intervento rapido. Conoscitore della popolazione Acholi con la quale ha condiviso l’esperienza della guerriglia, della malattia negli anni più difficili per quella popolazione, potrà spiegarci ed aiutarci a capire la realtà che questo popolo ha finora vissuto.

Ora nel Nord Uganda (in particolare nei distretti di Gulu, Kitgum, Pader – la terra degli Acholi), dopo più di 20 anni di conflitto armato si è voltata pagina. Non ci sono stati festeggiamenti per la fine della guerra, perché i potenti non hanno firmato i trattati di pace, ma la gente finalmente ha ripreso a respirare un clima positivo. Circa due milioni di persone, costrette per anni ad abbandonare le proprie abitazioni e le proprie terre per andare nei miserabili campi profughi, sono tornate a vivere nelle città e nei villaggi. La ripresa è dura perché mancano risorse economiche e strumenti di lavoro, ma con la pace è possibile.

Dal 1986 al 2006 i ribelli del famigerato Joseph Kony, nel conflitto contro l’esercito governativo del generale presidente Museveni, hanno fatto razzie nei villaggi: hanno rubato e distrutto ogni cosa, hanno mutilato e ucciso orribilmente circa cento mila persone, hanno rapito oltre 30.000 minori per schiavizzare le ragazze e arruolare forzatamente i maschi. Nel tentativo di sfuggire ai sequestri migliaia di bambini ogni sera dai villaggi andavano a pernottare in città, ammassati sotto i portici, nell’ospedale e nelle missioni (per questo sono stati chiamati night commuters).

La vita è stata sconvolta, i diritti umani grandemente violati. Le vittime sopravvissute e anche i ragazzi che da vittime sono diventati carnefici, portano nei loro corpi e nella loro psiche i segni della violenza. Ora la ripresa è dura perché mancano risorse economiche e strumenti di lavoro, ma con la pace è possibile.

Ora è sui bambini e sui ragazzi che vanno investite le maggiori energie, l’istruzione è il volano che permetterà loro di avere un futuro sereno. L’educazione scolastica e la formazione umana e spirituale sono le chiavi dello sviluppo e della pace. Questo è il nostro principale impegno. Con l’aiuto dei donatori che hanno sostenuto i nostri progetti, tanti bambini soli e senza futuro hanno avuto la possibilità di studiare e crescere. Questo ci sembra il modo più bello per voltare pagina e continuare a raccontare delle storie a “lieto fine”.

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