SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Eterna polemica tra Riego Gambini e la segretaria generale del Comune Fiorella Pierbattista, accusata dall’esponente dei Cinque Stelle di avergli negato l’accesso agli atti.

Il consigliere comunale grillino aveva fatto domanda per ottenere “non per forza in forma cartacea” l’elenco delle sentenze che avevano visto protagonista l’ente, dal 2009 al 2013. Una richiesta negata dalla Pierbattista, che ha costretto Gambini a scaricarle direttamente dal sito www.giustiziaamministrativa.it. “Il problema però – spiega lui – è che ci sono solamente quelle riguardanti il Tar. Ho il diritto di ottenere quei dati, non sto giocando, quando faccio delle osservazioni è perchè ho i miei buoni motivi”.

Gambini accusa i suoi colleghi di emiciclo di mancata solidarietà. “Perchè nessuno ha mosso un dito? Io sono solo, pur rappresentando il 34% della popolazione sambendettese. Tuttavia, non sono spaventato. Non ho praticato ostruzionismo, ho semplicemente ricoperto il mio ruolo al meglio”.

Quindi avverte: “Se il mio atteggiamento va contro le norme, aprano un procedimento disciplinare ai miei danni. Qualora dovessi aver torto, mi dimetterei un istante dopo”.

Nel frattempo, Gambini ha presentato un esposto alla Prefettura e alla Procura della Repubblica di Ascoli Piceno: “In allegato c’è tutta la corrispondenza avuta con gli uffici comunali in queste settimane”.

Dal canto suo, la Pierbattista rivendica le proprie azioni: “Ho negato il diritto ad avere copia delle sentenze, che sono atti presupposti alla liquidazione delle mere retribuzioni economiche riguardanti  un dipendete dell’Ente, non solo perché fosse eccessivamente laborioso  per gli uffici il reperimento delle sentenze, motivazione che da sola  è irrilevante, ma perché la richiesta non è accoglibile. Di fatto, Gambini vuole sostituirsi agli organi di controllo e gestione interni all’ente e vuole assumere iniziative che entrano nel merito di valutazioni tecnico giuridiche che non rientrano nelle sue competenze di natura strettamente politica. Oltre tutto la natura degli atti richiesti comporterebbe la violazione dei diritti dei cittadini che vedrebbero divulgate centinaia di sentenze riguardanti proprie situazioni giuridiche e patrimoniali avanzate nei confronti dell’amministrazione”.

La segretaria ribadisce come i diritti del consigliere comunale non comportino “un controllo generalizzato di tutto l’operato dell’amministrazione. I limiti – prosegue – sono chiaramente indicati nella sentenza del Consiglio di stato n. 846/2013 secondo cui  per l’art. 43, d.lg. 18 agosto 2000 n. 267 i consiglieri comunali, ivi inclusi ovviamente quelli di minoranza, hanno un diritto di accesso incondizionato -purché non invada l’ambito riservato all’apparato amministrativo e non integri però un abuso del diritto – a tutti gli atti che possano essere “utili” all’espletamento del loro mandato, anche al fine di permettere di valutare con piena cognizione la correttezza e l’efficacia dell’operato dell’amministrazione, nonché per esprimere un voto consapevole sulle questioni di competenza del Consiglio e per promuovere,anche nell’ambito del Consiglio stesso, le iniziative che spettano ai singoli rappresentanti del corpo elettorale locale”.

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