SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Fermi tutti. La demolizione del Ballarin finisce sub-judice. A mettersi di traverso è la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Attività Culturali delle Marche, che lo scorso 12 aprile ha scritto al Comune di San Benedetto.

“Lo stadio – scrive il soprintendente Stefano Gizzi – edificato all’inizio della decade degli anni trenta del novecento, essendo – come sembrerebbe da un primo sommario accertamento – di proprietà pubblica, risulta tutelato ope-legis, e per qualunque operazione deve essere posto in atto l’iter autorizzatorio previsto per legge secondo il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio”.

In sostanza, l’area in questione “prima ancora di decidere il tipo di restyling, meriterebbe di essere studiata e conosciuta in tutta la sua specificità, in modo di verificare l’opportunità di un restauro/ recupero, che ne mantenga la memoria, quale testimonianza fisica ed architettonica della storia della città”.

A preoccupare la Soprintendenza è l’intenzione da parte dell’amministrazione Gaspari di stravolgere la zona, “con un disegno morfologico e tipologico che apparirebbe, se confermato, del tutto avulso dalle caratteristiche paesaggistiche ed ambientali del sito”. Lo sky-line della tribuna rimanderebbe inoltre come spirito costruttivo “alla felice stagione dell’ingegneria italiana legata al Razionalismo. Si confida quindi in una immediata revisione del programma demolitorio che sembra proseguire, su un piano generalizzato, in maniera non coerente, e discorde, rispetto a quando concordato nella riunione con il direttore regionale, e si resta in attesa di sollecita risposta”.

La missiva è stata immediatamente girata ai consiglieri comunali di maggioranza, fatta eccezione per Loredana Emili e Sergio Pezzuoli, ormai due corpi estranei al centrosinistra. E se da parte del sindaco emerge apparente serenità, l’assessore all’Urbanistica, Paolo Canducci, non cela l’irritazione.

“Siamo stupiti, non esiste alcun progetto, si è solo parlato di riqualificazione”, dichiara. “Ci dispiace  per l’arrivo della lettera, con le carte bollate si rischia solo di perdere del tempo e si fa del male alla città. Sarebbe stato più utile e maturo chiedere un confronto e auspico che avvenga presto”. Prosegue Canducci: “Un contatto con noi sarebbe stato gradito, con questi metodi non si va lontano, bensì si creano esclusivamente danni”.

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