SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Caro Gambini, le regole vanno rispettate da tutti, lei compreso. Per questo le confermo il diniego all’accesso documentale”. Firmato Fiorella Pierbattista, che chiude così il caso aperto nei giorni scorsi dal consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle.

“Spetta a me – spiega il segretario generale del Comune – svolgere compiti di collaborazione e funzioni di assistenza giuridico-amministrativa nei confronti degli organi dell’ente in ordine alla conformità dell’azione amministrativa alle leggi, allo statuto ed ai regolamenti. E’ proprio in virtù del mio ruolo che le ho chiesto chiarimenti  a fronte di un accesso incomprensibile ed  oneroso per gli uffici, senza contare, tra l’altro che le sentenze sono atti giudiziari in cui vi sono dati riferiti a terzi e che si sottraggono all’accesso”.

La Pierbattista ribadisce quindi che la verifica della correttezza dei compensi corrisposti all’avvocato dipendente comunale “rientrano principalmente nella mia competenza e non nella sua e posso fin d’ora affermare che tutti i pagamenti sono perfettamente regolari e conformi alle norme vigenti. Mi sarei aspettata piuttosto – prosegue – che lei avesse messo in evidenza il risparmio a favore della collettività sambenedettese, per le spese sostenute, oggi, in virtù di un  rapporto organico di dipendenza con un legale dipendente del Comune, nonché la riduzione nello stesso servizio di ben uno su tre precedenti legali in dotazione, e rispetto alle enormi spese sostenute dai bilanci comunali nel passato, per gli affidamenti di  incarichi a legali professionisti esterni. Ma si sa, non è di moda mettere in evidenza il lavoro serio, onesto  di persone per bene e preparate che operano nella Pubblica Amministrazione e che  garantiscono la legittimità degli atti amministrativi dell’Ente . Rivendico il diritto ed assolvo il dovere di tutelare l’organizzazione di questo Comune”.

Non manca in conclusione il riferimento al Consiglio di Stato sulla definizione dei compiti del consigliere comunale: “Per l’esercizio del mandato di cui è attributario, non può portare allo stravolgimento dei principi generali in materia di accesso ai documenti e non può comportare che, attraverso uno strumento dettato dal legislatore per il corretto svolgimento dei rapporti cittadino- pubblica amministrazione, il primo, servendosi del baluardo del mandato politico, ponga in essere strategie ostruzionistiche o di paralisi dell’attività amministrativa con istanze che a causa della loro continuità e numerosità determinino un aggravio notevole del lavoro negli uffici ai quali sono rivolte e determinino un sindacato generale sull’attività dell’amministrazione oramai vietato dall’art. 24, comma 3 della l. n. 241 del 1990. Soprattutto, la particolare disposizione del Testo Unico degli Enti Locali va coordinata con la modifica introdotta all’art. 22 della l. n. 241 del 1990, dalla l. n. 15 del 2005, di tal che anche il consigliere comunale deve essere portatore di un interesse diretto, concreto ed attuale corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento per il quale richiede l’accesso”.

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