PESARO – Sempre più difficile. La Samb gioca in terra straniera, in un campo dove – più che avversari – si trovano nemici. Siamo al Medioevo: tra insensati campanilismi e stadi inaccessibili – dove i tifosi non possono tifare e i giornalisti non possono lavorare – la Samb si sta barcamenando in acque torbide, e non bastano gli atteggiamenti pilateschi di certi ambienti a sciacquare certe coscienze.

Quello che è successo oggi, a Pesaro, è solo l’ultimo di una serie di episodi che, per rimanere in tema liquido, hanno fatto traboccare il vaso. Buonafede e buonsenso, oggi, sono parole difficili da pronunciare. L’esplosione – impotente, rabbiosa, sgomenta – dopo l’episodio del rigore è stato il culmine di un campionato che sta lentamente sfociando nell’assurdo.

Dopo l’ingresso ritardato, colpa degli zelanti (e impreparati) addetti agli accrediti, i giornalisti presenti hanno dovuto ingoiare diversi bocconi amari, dal – generoso – rigore dato contro a quello – clamoroso – non dato a favore, per finire con l’assurda ostinazione nel non aprire (neanche a Spadoni e Pignotti) l’area adibita alle interviste post partita.

Sia chiaro: in mezzo ci sono le mancanze della Samb, una squadra che arriva al momento topico coi cerotti, in un vortice di sfortuna e mancanza di forza. La Samb ha difficoltà psicologiche, e di gioco, ma prima del rigore vissino – parato dall’ottimo Barbetta – la Samb aveva sfiorato il gol due volte, mentre la Vis, a parte l’azione solitaria di Ridolfi (sull’unico errore di Marini & co), non aveva fatto nulla. E nonostante uno svantaggio arrivato in questo modo la Samb, anche senza Palladini, aveva avuto una reazione tardiva, sì, ma efficace.

Dopo l’ora di gioco la Vis Pesaro ha giocato solo in difesa, schiacciata da una Samb che – dopo essere andata vicina al gol con Carpani e Napolano (fermato sulla linea) – aveva avuto l’occasione per andare in parità.

Tutto questo, nonostante tutto, non è bastato. Al 71′ Napolano viene atterrato in area: l’arbitro mette il fischietto in bocca, poi si ferma. Al 90′ Shiba, Isotti e Caselli vengono atterrati in area da dei vissini indemoniati, ma l’arbitro – lo stesso che aveva fischiato a Ianni un rigore da manicheo – lascia proseguire. Sull’azione successiva Napolano è costretto al giallo, poi la punizione di Paoli che – grazie alla deviazione della barriera – va in rete. Infine, per concludere in bellezza, il secondo giallo a Napolano (sbrigativo, punitivo) e l’espulsione diretta di Ianni.

In meno di un minuto si è passati dall’aggancio al San Cesareo (sconfitto dall’Ancona) all’ennesima sconfitta, acuita dalle espulsioni a Napolano e Ianni.

Bertani (arbitro della gara) non è di parte, ma incapace. La gara è stata indirizzata non dalla Lega, o da un oscuro disegno di chissà quale entità parasportiva, ma dalla inadeguatezza sua e di chi l’ha mandato a Pesaro. Credere in un disegno contro la Samb – architettato da chi? E perché così male? – è sciocco e poco reale. Ricordiamoci che se la Samb avesse vinto con l’Amiternina ora sarebbe a +2.

Tuttavia è chiaro che questo campionato – pur essendo regolare – non è regolamentato. Il San Cesareo è forte e fortunato, ma episodi come quello di Astrea (due gol in due minuti ad inizio ripresa) dovrebbero trovare qualcosa di più che il – solito – silenzio pilatesco degli addetti ai lavori.

Astrea, ma non solo. Le laziali sono tutte per il San Cesareo, mentre le marchigiane danno (giustamente) tutto contro la Samb. E’ lecito, a patto che si faccia lo stesso anche contro i laziali (come Maceratese e Ancona). La Samb è la Samb, e non deve chiedere niente a nessuno. I rossoblu hanno giocato 32 battaglie, il San Cesareo 31 partite e un’amichevole (contro l’Astrea). Contro tutto e tutti, che si vinca o si perda, si andrà a testa alta (a differenza di altri).

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