GROTTAMMARE – Anche Sandro Mariani di Grottammare Futura scopre le sue carte, anzi torna a parlare di Manifesti (un documento programmatico di un movimento o di una corrente, che ne espone regole e principi e le sottopone al giudizio pubblico ndr).

Tre le grandi aree tematiche, Accoglienza, Territorio e Florovivaismo.

Ecco di seguito punto per punto:

Manifesto dell’Accoglienza
In questi cinque anni la situazione globale, ha subito un tracollo economico di dimensioni inaspettate e a volte ancora non credibili ai nostri occhi. Non abbiamo saputo coglierne la gravità, certamente non per colpa nostra, per lo meno non solo nostra e oggi ci troviamo impotenti e disarmati a comprendere i cambiamenti della mobilità turistica e tanto meno impreparati ad impostare una nuova pianificazione delle strutture e della accoglienza.

Nel sistema politico è superato dagli eventi, la vecchia classificazione degli assessorati al turismo e al commercio, separati fra loro e assegnati a responsabili diversi. Prima cosa necessaria, le fusioni dei due capitoli per creare una giusta struttura organizzativa.

Lo slogan del “Territorio Come Valore” è fortemente calzante per lo sviluppo dell’attività turistica.Non più sufficienti la spiaggia, il mare, da soli a soddisfare le esigenze dei vacanzieri, ecco che può intervenire come elemento forte, quello che è il nostro valore Aggiunto il Territorio.

Territorio inteso come componente della nostra identità. Le colline, i comuni storici, il paesaggio variegato dei campi, i borghi fino agli appennini, le città storiche e tutto ciò che contribuisce a rinforzare il piacere di una vacanza nella terra picena.

Questo già può essere l’elemento che da solo ci può aiutare a destagionalizzare il turismo e la distribuzione degli arrivi lungo tutto l’anno. A ciò vanno aggiunti i Sapori della Terra. I momenti della vendemmia, le cantine produttrici, di depositarie di un prodotto che oramai ha raggiunto alte vette di qualità, capaci di attrarre attenzioni della comunità internazionale.

Di seguito, la raccolta delle olive con il rituale della spremitura e del nuovo olio, fino all’inizio dell’inverno con agli appuntamenti della cultura, negli ottanta teatri storici delle marche, un numero considerevole distribuiti nel territorio e nelle piccole comunità. Soltanto promuovendo e mettendo in sintonia questi elementi naturali, offerti spontaneamente dalla nostra terra, fino ad ora dimenticati a non considerati, già potremmo pianificare un’accoglienza più lunga a beneficio degli operatori turistici e commerciali.

A questo progetto di nuova accoglienza turistica, attraverso la valorizzazione del territorio, sfruttando le eccellenze dei prodotti e dei valori naturali, è necessario far crescere la qualità delle strutture.

La qualità intesa come qualità di accoglienza, come qualità degli spazi, e come maggiore attenzione alla cultura del costruire e del pensare come costruire.Abbiamo perso molto tempo a rincorrere le estraneità, quando avremmo dovuto capire cosa fare.

Dobbiamo recuperare il rapporto fra l’uomo e la nostra terra, tralasciando le visoni spettacolari, tornando alla struttura fondamentale della forma e della nostra lingua. Tornando semplicemente ad utilizzare il nostro linguaggio riusciremo a progettare visioni confacenti alle identità del nostro territorio.

Manifesto del territorio
“C’è una domanda di trasparenza, una richiesta di dialogo sulle strategie di pianificazione del territorio e una ampia discussione sulla tutela del territorio e delle sue identità. Questo valore identitario è una ricchezza, forse l’unica che dovremmo preservare”. Architetto Mario Cucinella

Abbiamo posto al centro del programma elettorale l’argomento del “territorio come valore” nella convinzione profonda che in ultima analisi “Il Nostro Territorio E’ Il Nostro Patrimonio”. Per cui non ci riferiamo solo ad una città. Non ci limitiamo ai confini giuridici del comune. Oggi dobbiamo prendere coscienza di vivere in una area metropolitana  che comprende quattro comuni, da Cupra Marittima, Grottammare, San Benedetto del Tronto a Monteprandone-Centobuchi.

La presa di coscienza è già interiorizzata dai cittadini che vivono, lavorano, attraversano quotidianamente questa area vasta per lavoro, per le esigenze di vita per l’attività scolastica. Questa interiorizzazione, deve essere assorbita dalla componente politica, nel rifiuto di un dominio da gestire, aprendosi ad una collaborazione e al confronto sulle tematiche comuni che oggi hanno raggiunto la quotidianità. Viabilità, qualità della vita, gestione dei traffici veicolari, piste ciclabili, sistema scolastici, verde, gestione delle spiagge e azioni comuni a difesa del mare, sono da pianificare insieme.

Bisogna prendere coscienza che la parte politica è temibilmente in ritardo. Sempre a rincorrere le richieste dei cittadini, più avanti nella quotidiana lotta alla sopravvivenza e questo ritardo incide sui costi di vita della popolazione, la fa sentire distaccata dalla classe politica, per l’incomprensione e l’incomunicabilità fra le parti. Necessario tornare al dialogo e recuperare velocemente il contatto e riempire la trincea che si è prodotta fra le parti.

Perché abbiamo interrotto il dialogo? In primis perché il potere non ha voluto capire il carattere della città. Spinti da attacchi deliranti e personalistici hanno progettato e realizzato monumenti al potere, cancellando l’identità soprattutto nel Dna delle nuove generazioni, per rincorrere la competizione globale, cancellando la propria storia.

In questo difficile momento, ora che abbiamo maturato una sensibilità verso l’ambiente che dobbiamo ancora consolidare, c’è da rivedere i contenuti e il grande sforzo deve essere concentrato nella ricostruzione del paesaggio. E’ necessario nella nostra comunità, revisionare la struttura stessa, dell’abitare e del vivere gli spazi e ricostruire La convivenza fra la storia, l’identità e la città contemporanea.

-Florovivaismo come Impresa
Valorizzazione delle eccellenze. Le nostre origini vengono dalla terra e l’amore verso il territorio non ci ha mai tradito. Da penalizzati operatori della terra, sempre al servizio di nobili potentati, siamo riusciti a riscattarci guadagnandone il rispetto paritetico e poi la gestione definitiva della nostra sussistenza.

Siamo andati oltre, non tralasciando nessun aspetto della produzione e considerando il beneficio climatico dell’area in cui viviamo ne abbiamo diversificato le colture e divenuti il secondo polo florovivaistico nazionale.

Siamo stati capaci di migliorare la nostra qualità  della vita e il benessere sociale, di mantenere la coltivazione dei prodotti della terra necessari alla sopravvivenza nostra e degli abitanti del pianeta, mescolati a prodotti più raffinati, quali le essenze arboree, le siepi e tutti i prodotti del verde che la natura ci offre.

Abbiamo sperimentato colture che non erano presenti nel nostro territorio, supportati da un microclima costante che da terra confacente con la crescita degli aranci fino a farci battezzare come riviera delle palme.

La pazienza e la passione degli operatori del settore ha portato avanti sperimentazione sempre più avanzate e ha fatto riconoscere agli operatori internazionali il territorio come qualificato a coltivare essenze sempre più ricercate. Avanguardie operose hanno sperimentato produzioni avanzate e tessuto commerci internazionali. Ora abbiamo esperienza e riconoscimenti ma soprattutto capacità per divenire impresa”.

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