SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Smentisce di aver mai chiesto la fiducia al gruppo del Partito Democratico, critica Felice Gregori che aveva confermato – assieme ad altri – tale ricostruzione (“il segretario in quel momento forse era altrove, avrà capito male”) e punzecchia Paolo Perazzoli, ricordandogli come con la mossa del cavallo da lui invocata non si faccia scacco matto.

Giovanni Gaspari getta acqua sul fuoco e sminuisce la resa dei conti in atto all’interno della prima forza di maggioranza: “Il nostro è un partito serio, abbiamo fatto una lunga discussione che ha ospitato oltre trentacinque interventi. E’ normale che si vivano fibrillazioni”.

Perazzoli aveva suggerito un mega rimpasto di giunta. Nessun nome, eppure erano parsi chiari i riferimenti a Margherita Sorge e soprattutto a Paolo Canducci, ritenuto principale responsabile (anche da destra) del caso pensiline: “Non avranno soddisfazione di vederlo rimosso, alzino il tiro, se la prendano direttamente con me”.

Il sindaco nega dunque l’ipotesi conta, “o almeno non nei termini rivelati. E comunque – aggiunge – io le conte le ho sempre vinte tutte”. All’unanimità? “No, avrei paura se godessi dell’unanimità. I dittatori hanno consenso assoluto”.

Negli ultimi tempi alla lista degli oppositori si è aggiunto con costanza l’ex parlamentare Pietro Paolo Menzietti che, assieme a Nazzareno Trevisani, ha avanzato un cronoprogramma nuovo di zecca. “Gaspari non può aggrapparsi al consenso ottenuto – ammonisce Trevisani – politicamente è passato un secolo, nel frattempo tre partiti dell’attuale maggioranza si sono estinti. Una ragione sufficiente per interrogare la città, il mondo dell’impresa e del lavoro; per concentrare le risorse su pochi progetti concreti e fattibili. Si aggiorni il programma di mandato”.

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