SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Toni accesi e parole grosse. Non si placa la tensione all’interno del Partito Democratico, che mercoledì sera si è riunito all’Hotel Progresso per l’ultimo round dell’Unione Comunale allargata alle direzioni cittadine. Un match senza esclusione di colpi, dove si sono fronteggiati due gruppi sempre più in lotta tra loro: da una parte il sindaco Gaspari, contornato dai fedelissimi e da gran parte del gruppo consiliare; dall’altra il fronte dei dissidenti, con Loredana Emili (assente per motivi di salute), Sergio Pezzuoli e Paolo Perazzoli. In mezzo, nel ruolo di mediatori, l’onorevole Luciano Agostini ed il segretario provinciale Antimo Di Francesco.

GREGORI NEL MIRINO Differente invece l’atteggiamento del coordinatore locale, Felice Gregori, decisamente duro nei confronti dell’operato del primo cittadino e per questo motivo criticato dalla base del partito. “Quell’incarico è di garanzia, le sue parole dovrebbero essere sempre equilibrate, così non è stato”, ammonisce a mente fredda l’assessore al Bilancio, Fabio Urbinati. “Ho ritenuto inappropriato il suo comportamento, avrebbe dovuto emulare Di Francesco, anzichè prendere le difese di alcuni”.

La predilezione di Gregori per il duo Emili-Pezzuoli non è mai stata un mistero. Fin dai tempi dello strappo in assise, che portarono l’ex capogruppo alle dimissioni, il segretario tentò di gettare acqua sul fuoco giustificando alcune prese di posizione dei consiglieri ribelli. “Vanno ridefiniti gli obiettivi di questa amministrazione, tuttavia con questo clima è complesso”, ribadisce Gregori. “Ho proposto al gruppo di ritirare il documento d’espulsione che avevano stilato, auspico venga accolta”.

“EVITA LA CONTA” Dal canto loro, Agostini e Di Francesco hanno provato a placare gli animi. A Gaspari hanno inoltre consigliato di abbandonare l’idea della conta, balenatagli nella testa la scorsa settimana. Atto che lo indebolirebbe ulteriormente, varando ufficialmente la nascita di una minoranza intestina al movimento democratico. Un autogol clamoroso, insomma.

Perazzoli (protagonista di un vivace alterco con i consiglieri comunali Giulietta Capriotti e Vinicio Liberati) ha contestato l’inconcludenza del centrosinistra, dal 2011 ad oggi. Progetti perseguiti per essere successivamente abbandonati e rivisitati: lungomare nord, piscina, Ballarin. “Urge la mossa del cavallo, uno sparigliamento totale, un cambio di gioco. La situazione è al momento deprimente”.

RISPOLVERATA MOSCA Alla resa dei conti, che non prevedrà ulteriore extratime, è stato rispolverato di tutto. Persino il viaggio a Mosca di metà marzo: “Apprezziamo le scuse per i tweet – avrebbe ironizzato Gregori – ma sarebbe stato meglio pernottare in un tre stelle, piuttosto che in un hotel di cinque”.

MENZIETTI IGNORATO Indifferenza infine per Pietro Paolo Menzietti e Nazzareno Trevisani. Il loro cronoprogramma alternativo è stato portato all’attenzione dei presenti senza essere votato. “Vi erano punti inconcludenti – informa ancora Urbinati – soprattutto sul tema del Bilancio. Chiedevano di destinare l’avanzo all’abbattimento della pressione fiscale; non è consentito dalla legge. Noi gli avanzi non possiamo reimpiegarli”.

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