Sulla loro pagina Facebook fa bella mostra di sé una celebre fotografia di John Maynard Keynes, l’economista inglese che fu la mente del “New Deal” del presidente americano Roosevelt dopo la Grande Depressione. Per ora sono un gruppo Facebook con 1251 iscritti (in fortissima crescita negli ultimi giorni), il quale sta cercando di porsi come “base” costruttiva per quanto riguarda i temi economici del Movimento Cinque Stelle. Abbiamo ascoltato il parere di uno dei tre portavoce del gruppo, Valentino De Santi, lombardo (gli altri due sono Mattia Corsini e Gugliemo Gulli Soccorsi), per capire meglio quali sono i loro obiettivi e in che modo possono e vogliono influenzare le decisioni dei parlamentari del M5S. Senza dimenticare qualche critica, come quelle recentemente indirizzate alla capogruppo del M5S alla Camera,

Come e quando nasce il gruppo Facebook “Economia 5 Stelle” e quali sono i suoi scopi?
“Tutto è iniziato quasi due anni fa: Economia 5 Stelle è un gruppo divulgativo e non deliberativo che abbraccia tematiche macroeconomiche in chiave keynesiana. Ci proponiamo di informare attivisti e simpatizzanti sulla vera natura della crisi dell’eurozona, come fanno anche i gruppi MMT. Sappiamo che tecnicamente la costruzione di questo euro è totalmente sbagliata ma c’è una enorme disinformazione in merito. In Italia poi molto di più che nel resto d’Europa”.

Per farne parte non occorre essere iscritti al M5S: perché, dunque, il M5S dovrebbe ascoltare i vostri consigli?
“Infatti non ha alcuna pretesa di essere un organo ufficiale M5S: abbiamo come obiettivo di raccogliere idee, dati, notizie economiche in maniera più precisa possibile e soprattutto favorire il dibattito e la messa a fuoco di tali idee. Elaborazione insomma, ma anche progettazione e proposte concrete in tema di Economia e Macroeconomia. Anche gli attuali parlamentari si iscrivono, leggono idee e approfondiscono idee e proposte, ci fanno domande: questo avviene anche perché ci conoscono già da prima di essere stati eletti: quindi la richiesta di chiarimenti viene direttamente da loro, in maniera del tutto spontanea. Questa è la prova che i parlamentari M5S sono portavoce attenti alle idee della base. Inoltre riteniamo che la pluralità di pareri e competenze che raccogliamo sia un incredibile valore aggiunto per la divulgazione e per la democrazia. Si chiama “intelligenza collettiva”: con molta umiltà, possiamo dire che la stiamo praticando”.

Ci sono stati casi in cui gruppi locali o parlamentari del M5S hanno mostrato interesse verso le tematiche da voi affrontate?
“Molti attivisti e naturalmente molti eletti, sia a livello comunale ma anche regionale e da poco anche in Parlamento, sono interessati alla nostra discussione. Attraverso economisti a noi vicini, verranno sviluppate anche proposte di legge precise per limitare i danni della tenaglia che grava sull’Italia: da una parte i limiti imposti dai trattati internazionali (che non condividiamo) e dall’altra l’elevato debito pubblico e la speculazione contro lo stesso. Abbiamo proposte competenti, precise ed innovative. Fra poco saranno rese note”.

Cosa pensate di Grillo e Casaleggio? A vostro avviso il M5S è in grado di gestire davvero in maniera democratica lo slogan “uno vale uno”per temi come quelli dell’economia?
“Questa pagina, che presto diventerà un sito, può essere un esempio: nasce dalla base, elabora nella base, è letta dai parlamentari. In questa pagina elaboriamo anche delle proposte di legge. Siamo consci che il sistema ha ancora delle falle, ma non è esagerato dire che il nostro parere ha fatto la differenza in molti casi, anche per i primi interventi in Parlamento”.

C’è un orientamento nel gruppo, o siete aperti a qualsiasi apporto?
“Siamo decisamente keynesiani. Un liberista sarebbe un pesce fuor d’acqua, ma nondimeno sono accolti anch’essi. La condizione per poter argomentare sul gruppo è portare numeri e statistiche, confrontare i risultati delle varie teorie economiche e esprimersi. I liberisti in genere hanno vita breve perché non hanno numeri e dati empirici misurati correttamente a supporto delle loro “ideologie economiche”, la cui applicazione si è ben visto cosa ha portato in Europa ed in genere nel mondo prima ancor prima che nel Vecchio Continente”.

Essendo un gruppo Facebook aperto, anche se previa accettazione delle iscrizioni, non c’è il rischio di infiltrazioni incontrollabili che devino la discussione verso obiettivi diversi da quelli dei proponenti?

“Naturalmente sì. Abbiamo per questo uno staff numeroso e poche semplici regole di pacifica convivenza. Inoltre è in progetto il varo un sito collegato dove le discussioni saranno ancora più organizzate”.

Siete contrari al neo-liberismo: ma è possibile invece che il M5S si scopra, a livello economico, come un Movimento neoliberista?

“M5S è qui per cambiare la politica e quindi e soprattutto la politica economica, da cui deriva ogni altra azione politica. Che senso avrebbe se “si scoprisse” che vuole mantenere i paradigmi degli ultimi trent’anni che stanno distruggendo il pianeta su tutti i piani, da quello ecologico a quello monetario, da quello sociale interno agli Stati a quello della convivenza pacifica fra i popoli? Ricordiamo che il Movimento ha grandemente sostenuto le compagne come “acqua bene pubblico” ed in genere è per recuperare alla proprietà pubblica gli asset fondamentali dello Stato. Compresa una banca centrale pubblica”.

E’ fondamentale secondo voi abbandonare la moneta unica europea? Cosa si pensa di questo nel vostro gruppo e all’interno del M5S?
“L’euro sicuramente è una costruzione sbagliata, radicalmente. Lo è dal punto di vista monetario e tecnico nella sua costruzione di base: non si è mai vista una moneta che non abbia poi una politica fiscale unica ed una emissione di debito unica (solo per citare due esempi). Ma il neoliberismo monetario è tutto sbagliato, a partire dal divorzio Tesoro-Banca d’Italia del 1981. E’ grandemente sbagliata poi la costruzione politica della sua governance che sottrae in modo rilevantissimo democrazia ai popoli europei. E’ sbagliata la politica economica restrittiva e di austerity a cui continua a rimanere legata l’élite non eletta che controlla la politica monetaria, in questi anni di recessione. Insomma non c’è un solo dato positivo in questa “Europa” che se rimane così si ridurrà semplicemente a questo “Euro” che per di più non funziona bene (e lo si vede ogni giorno). La vera domanda è “quale exit strategy”? Ma qui si aprirebbe un libro infinito di possibili soluzioni”.

Abbandonare l’euro e rivedere i trattati europei significa anche abbandonare l’idea di una unificazione politica europea oppure secondo voi il ritorno a monete nazionali non contrasterebbe con una Europa “pacificata” anche economicamente?
“A molti pare sfuggire che la guerra del nazionalismo esiste già, ed è stato l’eurosistema a fomentarla. Creare un unione monetaria senza unione fiscale e trasferimenti fiscali compensativi fra stati in surplus e in deficit può solo portare ad una guerra di competitività fra vicini di casa, come quella a cui stiamo assistendo, il cui prezzo si scarica tutto su lavoratori, disoccupati e pensionati. Bisogna rifare l’Eurosistema, nessuno dice il contrario. Anche sul piano finanziario, ed al più presto. Questo Euro così come è non è neanche utile a garantirci dalle guerre valutarie che imperversano per il pianeta e soprattutto dagli scontri valutari e finanziari fra il “vecchio sistema” dollaro e il “nuovo sistema” yuan. Critichiamo questo euro perché siamo europeisti sia dal punto di vista democratico, sia dal punto di vista sociale e di recupero del modello dello Stato Sociale europeo (che era grandemente migliore del modello anglosassone) ma anche dal punto di vista monetario. Siamo una potenza economica mondiale ed abbiamo la moneta più instabile del pianeta. Altro successo, si fa per dire, del monetarismo liberista”.

Quale dovrebbe essere, secondo voi, la prima mossa a livello economico del M5S?
“Risolvere le emergenze attuali: il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione così come è stato approvato è parziale (un terzo del fabbisogno ripartito per di più in due anni, mentre servono in realtà 120 miliardi), certo bisogna rivedere anche temporaneamente il parametro del 3% deficit/pil. Ma si può anche rifare una banca a controllo pubblico come la KfW tedesca per prendere soldi allo 0,75 % dalla Bce e rifinanziare investimenti produttivi, finendo di riformare correttamente la Cassa Depositi e Prestiti o entrando nel controllo diretto del Monte dei Paschi di Siena (se lo Stato ci mette i soldi). Si possono studiare Certificati di Credito Fiscali per emettere circolarità non basandola sul debito pubblico ma sul credito pubblico (fiscale) futuro, si possono attivare meglio, molto meglio, meccanismi di compensazione debiti/crediti fiscali. Si possono fare circuiti di moneta complementare (a camera di compensazione interna fra le imprese di una regione) che danno liquidità alle imprese a costo zero. Si può infine, come era chiaro nel nostro programma, declinare nel concreto il reddito di cittadinanza. Ma già durante questo mese pensiamo che si vedranno le prime elaborazioni molto concrete del nostro pensiero: per alcune abbiamo già progetti precisi, per altre, ci stiamo lavorando”.

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