SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nella Samb che batte il Fidene c’è tutto (e il contrario di tutto). Sfortuna, errori, sacrificio, rischi e – fortunatamente – la vittoria in extremis.

Un inizio traumatico – con l’infortunio quasi istantaneo di Onesti – viene ben assorbito dai rossoblu, che – con l’ingresso di Puglia – trovano un insospettato equilibrio.

Con il passaggio al 4-4-2 la Samb trova equilibrio, e qualche occasione, ma nel complesso – a parte la punizione di Napolano e il colpo di testa di Shiba – il Fidene difende bene, tenendo la palla lontano dall’area di rigore. E infatti, al netto delle occasioni già citate, i padroni di casasi rendono pericolosi perlopiù dalle punizioni dalla trequarti che gli ospiti – rinuciatari – concedono spesso e volentieri.

La fine del primo tempo a reti bianche, così come il gol del pareggio sancesarese, arrivano inesorabili, note poco liete di uno spartito ormai troppo noto. La ripresa si apre con un’accelerazione di Puglia, sintomo di una partita che – da lì in poi – vedrà la Samb giocare tutta all’attacco. Il Fidene, rimasto in dieci al 54′, si chiude in un catenaccio che, col passare dei minuti, si trasforma in un vero e proprio autismo sportivo, che si scioglieva solo per tentare i contropiedi che i rossoblu – riversati in avanti – concedevano.

Palladini capisce il momento e spinge sull’acceleratore, ma in campo – oltre ai giocatori offensivi (nel corso della ripresa i rossoblu finiranno con tre attaccanti più Forgione, Napolano e Puglia) si accomulano occasioni sciupate. L’area biancoverde si riempie di giocatori ma, nonostante Napolano e Puglia conquistino il fondo ad ogni piè sospinto, in area non arriva neanche un colpo di una testa rossoblu.

Con lo scorrere inesorabile dei minuti, e col San Cesareo sotto di due gol, la Samb spinge alla disperata, trovando tanta grinta, voglia, ma poca lucidità. I rossoblu – con i soli Marini e Djibo a dare copertura – rischiano addirittura la sconfitta, ma le grandi coperture di Djibo e Forgione – oggi meraviglioso – tengono viva la gara fino alla fine.

Un finale difficile, quasi commovente, con i rossoblu tutti in avanti a combattere contro i rallentamenti degli avversari e i frustranti fischi dell’arbitro, che ad ogni corner fischiava fallo in attacco.

Nel finale la Samb si butta all’attacco in un disperato forcing offensivo che, grazie al tiro di Santoni, culmina nel gol-partita finale, siglato a pochi secondi dal termine.

Un gol impossibile e meraviglioso, festeggiato da Santoni con occhi sognanti, da bambino. Quello che resta, più della vittoria, più dei tre punti recuperati, più dello stesso gol, sono proprio gli occhi stremati e commossi di un giocatore che – proprio in quell’istante – è stato l’immagine di tutta una squadra, felice e sofferente.

Ora mancano quattro partite e – con un punto di distacco – può succedere di tutto. Nel bene e nel male. La Samb ha dimostrato alcune falle – l’organico striminzito, la poca lucidità in avanti, le difficoltà di gioco – ma arrivare fino a questo punto con la licenza di crederci vale più di mille certezze (quelle che aveva il San Cesareo fino alla settimana scorsa, per intenderci). Nonostante le difficoltà la Samb è ancora viva, e – anche se sta correndo con le stampelle – può tornare a volare.

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