SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Due informative inviate alla Procura della Repubblica per versamento illecito di acque nel Fosso Collettore di San Benedetto. A rivelarlo è l’amministrazione comunale, nel corso della presentazione dei risultati del monitoraggio del canale consortile, realizzato con la Cia Lab srl ed il personale del servizio Tutela Ambientale della Polizia Municipale.

Nell’operazione, finanziata da Comune e Riserva Sentina, sono inoltre stati riscontrati nel 2012 circa cinque casi di scarichi urbani e di abitazioni, che hanno spinto gli studiosi a ritenere il 40% dei campionamenti meritevoli di attenzione. I punti di immissione al Fosso Collettore analizzati sono pertanto stati 72, con una frequenza di circa un controllo al mese. “La qualità è generalmente soddisfacente”, rassicurano i tecnici. “I controlli verranno compiuti pure durante l’estate, su tutti i fossi”.

Dopo l’osservatorio sull’Albula e, appunto, sul Fosso Collettore, nel 2013 sarà la volta del torrente Ragnola. “Da tre anni la squadra è attiva – spiega l’assessore all’Ambiente, Paolo Canducci – la salute delle acque è globalmente buona. Abbiamo sì rintracciato presenze di scarichi umani che violano le norme, ma sono molto meno gravi ed incidenti dell’inquinamento industriale e della presenza di metalli pesanti. A prescindere dalla Bandiera Blu, è fondamentale evitare sporadiche immissioni non consentite dalle norme”.

Proprio in ottica Bandiera Blu, va ricordato che sono i fossi le fonti di prelievo da parte dell’Arpam. “Tutti devono essere conformi alle regolamentazioni per ottenerla”, informa il consigliere comunale Andrea Marinucci. “Il lavoro è lungo e capillare, serve tempo. E’ nostro dovere garantire la salute dei cittadini che fanno il bagno e scovare gli scarichi abusivi”. In tal senso, nel tratto incluso tra Via Colleoni e Via Martiri di Marzabotto, sono stati rintracciati allacci fuori-legge di privati, che annettevano le acque nere a quelle bianche: “Siamo risaliti ai responsabili e abbiamo provveduto a denunciarli”.

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