SAN BENEDETTO DEL TRONTO – 2001, odissea nel centrosinistra. Lo spauracchio di Giovanni Gaspari è tutto racchiuso in un’annata. La più nera dei tempi recenti: “Vorrei che nel 2016, dopo dieci anni di amministrazione, possa proseguire l’esperienza di questa fazione politica, evitando di regalare come dodici anni fa la città ad una compagine incapace”. Il sindaco di San Benedetto ricorda tutti gli errori che consentirono a Domenico Martinelli di aggiudicarsi le amministrative di inizio millennio: “Presentammo tre candidati. Auspico che possa esserci una composizione delle fratture. Non penso al mio destino personale, bensì a quello della coalizione. Conviene sempre lavorare per l’unità”.

Un messaggio che evidentemente non servirà a ricostruire il rapporto con Loredana Emili e Sergio Pezzuoli. Per loro rimane valido il documento spedito dal gruppo consiliare – e dallo stesso Gaspari – alla direzione provinciale del Pd, nel quale si chiede agli organi di garanzia di farsi carico del problema. “Esiste una lettera, che però non invoca alcuna espulsione. Non esiste niente di ciò, un conto è l’epurazione, che nessuno ha chiesto, un altro è chiedere di valutare certe azioni. Il nostro è un movimento serio, non ci sono padroni”.

Il motivo del contendere rimane pertanto la mancata approvazione del Bilancio di previsione: “Stare dentro a un partito presuppone condividere delle regole o dei comportamenti. Se non li accetto, faccio il battitore libero. Emili e Pezzuoli  hanno votato in modo difforme rispetto all’orientamento della maggioranza, che aveva giudicato positivamente il Bilancio al termine di quattro mesi di lavoro. E’ legittimo che ognuno faccia quello che vuole? Se sì, questo principio dovrà valere ovunque. In democrazia, la maggioranza decide per l’intero”.

Gaspari rafforza la sua tesi rispolverando un precedente: “Quando approvammo il Piano del Porto non condivisi tutte le scelte. Tuttavia, essendo dentro ad una maggioranza e prima ancora dentro ad un gruppo, una volta che la coalizione espresse una volontà e io la rispettai”.

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