Cerco di fare l’osservatore esterno, ma a me sembra che in questo primo passaggio pre-parlamentare il Movimento Cinque Stelle abbia azzeccato le mosse: perché se le avesse sbagliate non avrebbe semplicemente “commesso un errore”, ma si sarebbe già distrutto.

L’incontro domenicale tra i parlamentari del Movimento Cinque Stelle è stato accompagnato da un interesse quasi morboso per le decisioni che sarebbero state prese. Per tutto il pomeriggio si è pensato addirittura che si dovesse svolgere un referendum tra tutti gli iscritti del Movimento Cinque Stelle (per gli Annunziata Boy addirittura un referendum aperto a chiunque volesse partecipare: il che dimostra già l’inconsistenza della riflessione giornalistica, a meno che non sia malevola).

Ora, del Movimento Cinque Stelle si sanno poche cose, ma una di quelle scolpite chiaramente è che il M5S non si allea con nessuno e che la parola d’ordine della campagna elettorale è stata”tutti a casa“. Grezzo, sì, ma prendere, o lasciare.

Inoltre, nel Codice di Comportamento sottoscritto da tutti i candidati, si trova questa frase: “I gruppi parlamentari del MoVimento 5 Stelle non dovranno associarsi con altri partiti o coalizioni o gruppi se non per votazioni su punti condivisi“.

Quindi trovo il comportamento tenuto perfettamente in linea con quanto promesso e sulla base del quale si è ottenuto il consenso. Il contrario sarebbe stato un tradimento. Auspicare il contrario significa tendere un tranello da vecchie volpi fingendo che serva al bene del Paese, che tanto va col pilota automatico come dice Draghi, che la sa lunga (e non è cosa buona): eppure, dopo aver appoggiato senza nemmeno una riflessione nelle sezioni locali un governo di tecnici mai presentati alle elezioni e dunque non democratico, non si capisce perché, se proprio necessario, non si possa appoggiare un governo M5S e metterlo alla prova. D’altronde hanno raccolto il 25% dei consensi. Si chiama democrazia.

Non c’è da sorprendersi: Bersani ha preso i voti e poi, dopo la “non vittoria”, ha subito creato una nuova piattaforma politica (gli “8 punti”). Legittimo, eh. Ma assolutamente perdente. E pregare un nuovo partito di fare altrettanto, è miope e un po’ stupido.

Naturalmente l’accerchiamento mediatico e le pressioni politiche affinché il M5S cedesse alla corte del Pd sono state fortissime, addirittura con un (po’) ridicolo “appello degli intellettuali” (tra cui due cognati) sulle pagine di Repubblica con tanto di firme on line. Tutte persone che, mentre l’Italia si consegnava alla povertà e alla fine della politica e della democrazia impedendosi qualsiasi azione fiscale oltre che monetaria (non scherzo: lo dicono anche nel Pd, lo dice Stefano Fassina, e lo pensano tutti, anche se non lo dicono), non hanno mosso un dito.

Non so se i parlamentari M5S sapranno resistere a lungo (auspicando un futuro in cui il Movimento diventi indipendente da Grillo e Casaleggio, ma chiederlo adesso è folle). Sono inesperti sicuramente, forse in qualche caso del tutto impreparati. Di certo, se vorranno essere incisivi, quello che sta accadendo, come si dice dalle mie parti, “è lo zucchero“. Arriveranno bocconi indigeribili.

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