La democrazia diretta, l'”uno vale uno”, eccetera eccetera. Potrebbe andar bene (questa una bella premessa), potrebbe andar male (leggi qui).

Ma mercoledì 6 marzo, ascoltando gli interventi alla direzione generale del Pd, mettendo da parte i contenuti, mi sono concentrato sullo stile. E poi ho usato gli occhiali dell’elettore medio italiano (non banalizziamo: non stupido, ma medio). Se, come ha detto l’ex segretario della Cgil Guglielmo Epifani, il Pd è partito dei responsabili – al quale, sulla base di una visione forse da noi troppo semplicizzata, occorrerebbe aggiungere il centro montiano – questo significherebbe che più di 6 elettori su 10 hanno votato contro la “responsabilità”, vera o presunta che sia. E soltanto due cittadini su dieci, considerando gli astenuti. Dunque vi è già una maggioranza e una opposizione.

Il Pdl è un’area già iper-liquida: dipende in tutto e per tutto da Berlusconi, un fenomeno da campagna elettorale, ma, purtroppo per lui, un vecchietto di 76 anni senza nemmeno eredi; in periferia manca quasi ovunque organizzazione. Il M5S è ovviamente super-liquido anch’esso, e anzi da ciò trae dichiaratamente forza.

Il Pd è attualmente – come ripetutamente detto anche nel pomeriggio – l’unico vero partito esistente: presente in tutti i comuni, non ha percentuali ininfluenti, ha un sistema organizzativo novecentesco: la base, gli iscritti, i Giovani Democratici, i coordinatori comunali, provinciali, regionali, la direzione nazionale, le associazioni imprenditoriali e sindacali amiche (altre, nemiche), le associazione e i movimenti di riferimento, le correnti, i personalismi e via discorrendo.

Così, mentre ascoltavo i discorsi dei delegati, alcuni fascinosi, altri deprimenti, chiedendomi come mai solo una sconfitta ha costretto a tanta passione politica (quasi si fosse “non vinto” di proposito, per provare l’ebrezza altrimenti burocratizzata), ho capito che gli italiani, tutto questo, da adesso in poi non lo vorranno più.

Se si è fatta ovviamente dell’ironia sulla presentazione dei candidati del M5S (“Ciao, sono Pinco Pallino, ho 35 anni e lavoro in XX, mi piace occuparmi di YY”), occorre dire che se fosse accaduto lo stesso nella direzione nazionale del Pd, in almeno la metà delle presentazioni l‘italiano medio avrebbe ascoltato: “Vivo grazie agli incarichi del partito, diretto o indiretto“. Da quanti anni? Basta scorrere quipossono variare da pochi a tantissimi. Anche tutta la vita. E se ne sarebbe infischiato invece di quella parte di “società civile” pur presente.

Questo è un mondo che andrà a finire, piaccia o meno. Renzi lo sa (non so se in lui prevalga furbizia o intelligenza politica).

Nel bene (fine del carrierismo politico, rapporto sano tra partecipazione attiva e passiva) e nel male (mancanza di esperienza, casualità della selezioni e assenza di una gavetta pur sempre utile, rischio di autoritarismo interno, clic-attivismo).

Grillo tuttavia non potrà neppure controllare indefinitivamente i grillini e il meccanismo che ha messo in moto. Lo potrà fare per un po’, non per sempre. L’eliminazione delle figure intermedie, dei coordinatori territoriali, la riduzione a 10 anni come tempo massimo del mandato politico (forse troppo rigida), impone la liquidazione del sistema partito e della democrazia partecipativa come l’abbiamo conosciuta.

Per questo l’alleanza tra Pd e M5S è impossibile: ognuno dei due ha come obiettivo la distruzione dell’altro. Non la sostituzione: ma proprio la distruzione; Grillo l’ha ripetuto oggi (“Loro sono per il cambiamento dei partiti, noi siamo per la dissoluzione dei partiti“). Nella forma del partito ma anche come idea di carrierismo politico, formazione.

Al M5S sta riuscendo quello che per decenni hanno ripetuto (spesso “sloganando“), ad esempio, i Radicali: la liquidazione del sistema dei partiti. Però su basi popolari e non elitarie (col rischio, comunque, di morire di verticismo). Probabilmente presto l’esperienza italiana verrà duplicata in altre aree dell’Europa mediterranea, e non solo.

Ci sono soltanto alcuni elementi che possono frenare questo percorso (frenare, mitigare, non respingere):

1. Eventuali disastri amministrativi e politici del M5S.

2. Qualche miracolo dal punto di vista economico: una – al momento impossibile – inversione di tendenza che metterà fine alla Contrazione Infinita e quindi farà sbollire la rabbia che è al momento la benzina del motore del M5s.

3. La totale incapacità, nonostante l’attuazione di molti buoni propositi, di resistere a pressioni finanziarie internazionali nel momento in cui si dovesse ottenere il potere (quindi un attacco molto più duro rispetto a quello attuale, e francamente irresistibile se le truppe grilline non sapranno farsi subito le ossa).

Ma se anche il M5S dovesse implodere, ci sarà qualcuno, presto, che riutilizzerà il suo sistema. Alle prossime elezioni europee potremmo vederlo su scala continentale.

 

 

 

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