TERAMO – Un intero territorio si mobilita per salvare il centro antiviolenza La Fenice. Da ormai più di un mese il servizio della Provincia di Teramo è interrotto per mancanza di fondi: una situazione comune a molte altre strutture in tutta Italia, ma nel Teramano è partita una gara di solidarietà per riaprire le porte del centro e riaccendere la speranza di centinaia di donne vittime di violenza.

Giovedì 7 marzo a Teramo sarà dedicata alla Fenice un’intera giornata, con associazioni, politici, enti, Università, cittadini che si riuniranno per la campagna di sensibilizzazione e la raccolta fondi. Un lavoro intenso e certosino portato avanti dalla Commissione provinciale Pari Opportunità, dalla consigliera di Parità Anna Pompili, dall’assessore provinciale alle Pari Opportunità Eva Guardiani, dalla Cpo dell’Università degli Studi di Teramo presieduta da Fiammetta Ricci.

La maratona della solidarietà, organizzata in occasione della festa della donna, parte giovedì mattina alle 9,30 con la tavola rotonda “La violenza di genere e i suoi volti: no more violence is possible?” presso la sala conferenze della Facoltà di Scienze della Comunicazione. Al dibattito interverranno numerose associazioni tra cui Amnesty International (rappresentata da Annalisa Zanuttini) Emergency (Maura Morgigni), On the Road (Patrizia Di Berardino), La Fenice (Cristina Di Baldassarre), il questore Amalia Di Ruocco, il sostituto procuratore Laura Colica, l’operatrice carceraria Elisabetta Santolamazza, l’assegnista all’Università di Teramo Anna Carla Valleriano, il presidente della Provincia Valter Catarra e il vicepresidente Renato Rasicci. Moderatore è il giornalista di Rai3 Antimo Amore.

Al dibattito e alla riflessione del mattino si affiancherà in serata la cena di beneficenza, organizzata presso il ristorante “Il Fortino” e cui parte del ricavato andrà alla Fenice.

Alla cena hanno già dato adesione i rappresentanti di numerose associazioni, diversi politici e sindaci dei Comuni, il questore Di Ruocco, il prefetto Crudo, ma anche tantissimi cittadini che intendono contribuire attivamente alla causa.

“Il nostro appello è rivolto in particolar modo alla politica, affinchè si attivi per far riaprire il centro – ha affermato la presidente della Cpo provinciale Desiree Del Giovine – e in particolare ai sindaci dei 47 Comuni del Teramano, ma finora risposte non ne sono arrivate”.

Il centro antiviolenza La Fenice per poter riattivare i servizi di assistenza alle persone vittime di violenza necessita di 35mila euro all’anno. Finora sono stati raccolti fondi grazie a donazioni di banche, associazioni, iniziative private e pubbliche (i gruppi consiliari della Provincia hanno devoluto 13mila euro a loro destinati, mentre i consiglieri del Comune di Roseto hanno rinunciato per la Fenice al gettone di presenza dell’ultimo Consiglio comunale). Ma non basta. Perché se con i fondi finora raccolti si potrà riaprire il centro, non si potrà però garantire la continuità del servizio a lungo termine. Ecco allora l’appello lanciato ai sindaci dei 47 Comuni: dividersi annualmente i 35mila euro necessari (attraverso la sottoscrizione di un piano triennale) ripartendo le somme in base al numero di abitanti. Poche centinaia di euro all’anno per garantire un supporto essenziale per molte donne in difficoltà.

“Le adesioni dei sindaci finora non sono arrivate – ha affermato la Del Giovine – e ci troviamo di fronte ad un paradosso. Se fino a poco tempo fa si sperava nell’apertura di una sede distaccata lungo la costa, ora assistiamo purtroppo alla chiusura anche della sede di Teramo”.

Un appello, quello al contributo dei Comuni, che non può e non deve rimanere inascoltato dalle istituzioni, se è vero che la buona politica è quella che si adopera per dare risposte concrete alle esigenze dei cittadini.

E così si confida anche nelle risposte sovracomunali, sia con il trasferimento di fondi regionali, che costituirebbero un’ulteriore boccata d’ossigeno per la sopravvivenza del centro, sia con nuove politiche nazionali a sostegno e potenziamento dei centri antiviolenza.

Nel quattro anni di vita (è stato aperto nel 2008), la Fenice ha accolto 260 vittime di violenza, offrendo assistenza psicologica, legale, mediazione culturale, ospitalità e protezione nei casi di emergenza. A dimostrazione di quanto il servizio costituisse per molte vittime l’unica ancora di salvezza, il caso di un tentato suicidio avvenuto dieci giorni fa a Teramo. Una donna non ha retto alla notizia della chiusura del centro, in cui aveva trovato assistenza e conforto: la paura di sprofondare di nuovo nel buio della solitudine l’ha spinta al gesto estremo, fortunatamente fermato in tempo dalla Polizia.

Nella grande mobilitazione collettiva per salvare La Fenice si inserisce anche la prima edizione del premio “Donne in prima Linea” che proprio giovedì consegnerà un particolare riconoscimento a tre donne che si sono contraddistinte nella lotta all’illegalità e alle forme di sopraffazione e discriminazione. Un modo per tenere alta l’attenzione sull’universo femminile e sulle attività che migliaia di donne ogni giorno portano avanti silenziosamente sul territorio a sostegno dell’intera collettività.

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