MONTEPRANDONE – Risultato sotto le attese per il Partito Democratico anche a Monteprandone (26%), con annesso exploit del Movimento 5 Stelle arrivato al 37% nel comune che mesi fa premiò Matteo Renzi nella sfida delle primarie. Analizziamo la situazione assieme al segretario locale del partito Fabio Fares.

​Segretario vi aspettavate un risultato cosi deludente?

In queste dimensioni sinceramente no. Ma durante la campagna elettorale ci siamo accorti che stavamo perdendo consenso e si capiva che una parte del paese non si sentiva attratta dalla nostra coalizione. Le primarie avevano indicato che era il caso di cambiare rotta e far respirare aria nuova a questo partito ma i risultati poi non possono essere messi in discussione. Chi prende un impegno lo deve poi portare avanti fino in fondo. Ad alcuni suonerà strano ma è cosi. Abbiam pagato poi i soliti difetti di comunicazione come accade d’altronde da circa 20 anni.

​Crede che le ragioni del calo possano essere ricercate anche nell’aver troppo inseguito Monti e le sue ricette durante la campagna, forti dell’esperienza del governo tecnico?

Penso che questa campagna sia stata portata avanti rincorrendo troppo gli altri, non solo Monti. Si è pensato troppo ai difetti degli altri. Un giorno chiedevamo collaborazione a Monti, il giorno dopo sconfessavamo alcune sue proposte. Poi magari abbiamo iniziato ad evidenziare i soliti problemi e pecche di Berlusconi. Il quarto giorno infine attaccavamo Grillo e tutto il Movimento 5 stelle.  Pensate forse che questo la gente non lo noti? Abbiamo parlato troppo poco delle nostre proposte. Questi sono errori che si pagano. Non si può basare una campagna solo sul voto utile.

Che idea vi siete fatti ora del Movimento 5 stelle? Ritiene probabile cercare di approvare con loro i punti elencati da Bersani?

I 5 stelle sicuramente sono riusciti a far emergere i problemi che noi stessi per tanti anni abbiamo evidenziato. Molte loro battaglie un tempo erano nostre. Abbiamo poi deluso queste aspettative, altri punti li abbiamo sicuramente trascurati nelle stanze del Parlamento e una parte dell’elettorato ci ha punito. Oltre che, ripeto , gli elettori non hanno capito quali erano le nostre proposte per uscire dalla crisi. Mentre Grillo proponeva di mandare a casa tutti, Berlusconi il rimborso Imu, da Bersani la gente cosa ha sentito? Per lo più lo si è reputato e lo si reputa ancora una brava persona. Ma basta questo per vincere le elezioni? Credo di no. Quanto al dialogo con gli eletti 5 stelle (grillini è un termine che non approvo) penso che non esista più “noi” e “loro”. Adesso bisogna guardare al bene del paese intero. Altrimenti rischiamo il tracollo. Servono proposte chiare soprattutto su economia e lavoro, oltre alla legge elettorale e al conflitto d’interessi. Occorre varare misure urgenti per il rilancio del paese e confrontarci su questo con chiunque sia interessato a risollevare le sorti dell’Italia. Siano essi i 5 stelle o anche coloro che nel Pdl condividono questa prospettiva.

​Appoggereste un eventuale governo 5 stelle?

In tutta onestà penso che per rispetto del risultato elettorale tocchi a Bersani prendere in mano le redini del governo ed essere incaricato premier. Ho sentito ora Grillo all’Ansa proporci di varare un governo a 5 stelle  ma seppur abbiamo avuto un risultato inferiore alle attese fino a prova contraria è la nostra coalizione che ha ottenuto più voti, dunque spetta a noi farci avanti. In tal senso vorrei ricordare che è possibile proporre in chiave nazionale un esperimento come quello siciliano. Grillo se non erro lo va ripetendo spesso. Solo che qui a Palazzo Chigi occorre prima varare la fiducia. Una delega in bianco che sicuramente a molti fa storcere il naso ma la regola è questa.  In regione funziona diversamente, si possono fin da subito appoggiare leggi di volta in volta. Poi iniziare a stendere proposte di legge soprattutto nei settori del lavoro e dell’economia e vedere di trovare punti di incontro. Se i 5 stelle non dovessero accettare questa proposta si possono eventualmente cercare appoggi altrove. Ribadisco, oggi è più importante guardare al paese che ai colori di casacca.

​Nell’ipotesi in cui ciò non dovesse accadere e si tornasse alle urne  come dovreste comportarvi secondo lei?

Si innescheranno dei meccanismi magari complessi ma a cui noi non vogliamo rinunciare. Se abbiamo perso del consenso è anche per il mancato coinvolgimento diretto di tanti strati della popolazione. Anche il prossimo candidato dovrà esser scelto tramite consultazione delle primarie  a cui la scorsa volta risposero tantissime persone. Stavolta dovranno essere più aperte, proprio per coinvolgere senza steccati le persone. Anche quelle che provengono da esperienze diverse. Possiamo condividere l’idea che al ballottaggio ci vadano solo quelli che hanno votato al primo turno ma questo dovrà essere libero, senza registrazione. Come noterete non sono del parere che Matteo Renzi vada indicato dall’alto, nonostante tutti conosciate il responso sul suo conto da parte del territorio di Monteprandone, sono dell’idea che non bisognerà abbandonare lo strumento delle primarie, espressione di grande democrazia ben riuscito ogni volta che proposto.

​Come crede che il Pd possa riavvicinarsi alle persone?

Come detto sopra dobbiamo ampliare la partecipazione dei cittadini e saper ascoltare. Questa parola ce la siamo un po’ dimenticata stando chiusi nelle stanze dei palazzi. Dobbiamo tornare ad ascoltare le persone. A livello locale questo avviene, perché a livello nazionale non più? Occorre poi rinnovare, lo pensavamo prima a maggior ragione e lo pensiamo adesso. E iniziare a sfruttare meglio anche quelle che sono le potenzialità della Rete e del web in generale, che sono fonte irrinunciabile di coinvolgimento dei cittadini. E lo sarà sempre più.

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