TERAMO – Claudio Ruffini si è dimesso dagli organismi provinciali e regionali del Partito Democratico.  Una decisione messa in atto nel mese di gennaio, ma ufficializzata solo oggi.

Da tempo avevo annunciato la mia intenzione di non ricandidarmi più a nessuna competizione elettorale – si legge in una nota – ed oggi posso anche annunciare di essermi dimesso dagli organismi regionali e provinciali del Pd, già dallo scorso mese di gennaio. Le ragioni delle mie dimissioni provengono da un malessere manifestato più volte all’interno del partito.

Ero e resto del parere che più che “apparire” e difendere le proprie posizioni personali, questo partito aveva ed ha bisogno “di sporcarsi le mani nel fare” nell’interesse del bene comune. Non avevo esternato questa mia decisione per non creare problemi di ogni sorta al partito, ma adesso, alla luce dello scossone che ci ha investito ritengo sempre più la mia decisione irrevocabile.

Le recenti elezioni politiche che ci hanno visti sconfitti sul campo, ritengo debbano aprire una profonda riflessione all’interno del Pd sia regionale che provinciale. Riflessione che a mio giudizio dovrà portare ad una radicale revisione sia delle politiche messe in campo, sia nella scelta degli organismi dirigenziali. Si è chiusa una fase politica e bisogna al più presto aprirne una nuova. Il mio appello è rivolto soprattutto a quelle forze sane e giovani all’interno del Pd provinciale che vogliono rompere con il passato.
Queste forze ci sono e dobbiamo attivarle e renderle protagoniste dell’agire politico. Dobbiamo avere il coraggio di abbandonare gli elementi tattici – tipici dei vecchi partiti – ed iniziare a riempire con nuove strategie la mancanza di risposte nei confronti di un elettorato che affacciava da tempo richieste chiare di cambiamento: ridurre il numero dei parlamentari, abbattere i costi della politica, occuparsi dei problemi quotidiani dei cittadini e dei più deboli, differenziarsi più nettamente da vecchi vizi della classe politica, recuperare un rapporto con una opinione pubblica sfiduciata. Il Pd di Bersani questi problemi li ha solo percepiti ma non li ha affrontati con decisione. Stesso discorso vale per il livello regionale e provinciale abruzzese. Anche qui serviva maggiore coraggio, ed il risultato è sotto gli occhi di tutti, specie in Abruzzo.

Lascio quindi dopo tanti anni il mio posto negli organismi dirigenziali del Partito Democratico, in favore di un rinnovamento da sempre auspicato ma mai attuato. Non lascio e non abbandono  il Pd, a cui riconosco ancora tanti meriti ed una centralità all’interno dello scenario politico italiano. Possiamo tornare ad essere l’alternativa che il Paese chiede, ma per essere all’altezza di questo compito dobbiamo ripartire dalle cose più semplici come tornare nelle piazze e tra la gente comune. Dobbiamo ripartire “dando l’esempio”.

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