SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nemmeno un giorno per piangere in santa pace. E’ questo il pensiero diffuso tra i consiglieri comunali del Partito Democratico, “costretti” mercoledì sera ad uscire dalla tana per il delicato voto del Bilancio di Previsione 2013. Giovanni Gaspari evidentemente immaginava una vittoria a mani basse di Pier Luigi Bersani capace di spingere pure il centrosinistra sambenedettese al superamento del difficile scoglio. Niente di più lontano, con il primo cittadino che dovrà inoltre vedersela con i mal di pancia di Sergio Pezzuoli e Loredana Emili.

L’ex capogruppo dei democrat ha rotto il silenzio, ammettendo la sconfitta: “Sono preoccupata. Il risultato dei Cinque Stelle è stato grandissimo, ma non va sottovalutato neanche quello del Popolo della Libertà. Noi, in compenso, non ne usciamo bene. Rispetto alle Comunali di due anni fa siamo calati”.

La Emili ricorda come la pessime notizie riguardino contemporaneamente pure gli alleati: “L’Udc è crollata e Idv e Verdi non sono andati meglio. La coalizione ufficiale ha subito un corposo restringimento dei consensi, occorre una valutazione generale, a partire da casa nostra”.

Che il modello Marche possa essere fallito definitivamente arriva a pensarlo Luca Spadoni, di Sinistra Ecologia e Libertà. “Grillo è esploso proprio nella nostra regione. Certo, non penso sia il caso di trasferire i numeri del nazionale sul fronte locale, tuttavia dei segnali ci sono. Il vero fallimento è stato Ingroia, checchè ne dica Primavera. A lui consiglierei un bagno d’umiltà”.

Sentimenti diametralmente opposti per Riego Gambini. Il consigliere comunale dei grillini riconosce “un esito fuori dal normale”. Il Movimento Cinque Stelle è ad oggi il primo partito sambenedettese con un clamoroso 32,5%: “La Riviera era un feudo della sinistra, qualcosa è cambiato. Dovrebbero avere il buon senso di decodificare certi messaggi. Auspico che muti l’atteggiamento nei nostri confronti in Consiglio. Devono iniziare ad avere una considerazione seria di noi”.

Felice, seppur con l’amaro in bocca, Peppe Giorgini. Già proiettato al Senato per tutto il pomeriggio di lunedì, ha ricevuto la doccia fredda attorno alla mezzanotte: “E’ assurdo che non entri un esponente di una forza che ha ricevuto 250 mila voti a vantaggio di una che ne ha ottenuti 85 mila. C’è rammarico. Avevo lavorato a quattro proposte di legge da presentare nei primi cento giorni su temi delle centrali a biomasse e del gas. Lo faranno altri per me, ma non sarà la stessa cosa. Sono dispiaciuto; il Piceno non avrà rappresentanti a Palazzo Madama”.

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