SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La crisi si abbatte anche sullo Shopping Show. La seconda edizione della manifestazione salva commercio non vedrà la luce a causa del mancato finanziamento da parte della Camera di Commercio, che l’anno scorso elargì un contributo di 9 mila euro. “Il Comune è in difficoltà e non ci sembrava il caso di bussare alla porta per un aiuto economico”, afferma Sandro Assenti della Confesercenti. “La decisione non è ancora definitiva, però tutto fa pensare che non si farà”.

Ai problemi di cassa si sono sommati quelli di calendario. L’anticipo della Pasqua (che cadrà il 31 marzo) ha complicato l’organizzazione di un evento che si sarebbe dovuto svolgere necessariamente in concomitanza col periodo di saldi.

In compenso, il cartellone delle attrazioni verrà spalmato. Si inizierà già ad aprile, per intercettare un flusso turistico non usuale per la Riviera. “Godremo di due weekend lunghi tra il 25 aprile e il primo maggio”, dichiara l’assessore alle Finanze e al Commercio, Fabio Urbinati. “Stiamo lavorando pure su Porto d’Ascoli, con eventi ad hoc da sviluppare”.

Urbinati conferma che vi sarà un forte contenimento della spesa: “Le iniziative commerciali possono godere di un autofinanziamento, mentre per gli altri bisognerà valutare. Va cercato un equilibrio, optando per manifestazioni che portino un ritorno d’immagine ed economico. Si cercherà di andare sul sicuro, è normale che in queste condizioni non è troppo possibile lanciarsi in sperimentazioni”.

Giovedì sera si è svolta l’ultima Commissione Bilancio. Il documento finanziario approderà in Consiglio mercoledì prossimo: “Abbiamo chiuso questo Bilancio con grande fatica, è stato più complesso dell’anno passato. Lasciamo inalterata pressione fiscale, non toccando le aliquote Imu. Non solo: siamo riusciti a non applicare sulla Tares l’aumento di 10 centesimi a metro quadro, che sarebbero finiti dritti nel portamonete comunale”.

Il Bilancio di Previsione sarà accompagnato da un emendamento – firmato da tutti i capigruppo di maggioranza – che libererà 25 mila euro, da destinare a cosiddette ‘sacche di sofferenza’. “Sono residui sottratti a risorse interne. Più sarà la cifra del Comune, più sarà alta quella di Palazzo Raffaello. L’obiettivo è incentivare le assunzioni, ma anche soccorrere quelle famiglie in emergenza con uno o addirittura due componenti in cassa integrazione. Lo sappiamo, non risolve il problema, tuttavia rappresenta uno stimolo per le gerarchie politiche superiori”.

Il Pd coccola il proprio lavoro, precisando nuovamente la salvaguardia dei servizi sociali. Eppure, il rischio concreto è quello di un’approvazione non unanime. “Spero che Emili e Pezzuoli si esprimano favorevolmente – conclude Urbinati – in fondo il nostro partito ha sempre messo la politica dinanzi a tutto. I dissensi vengono dopo”. Verrà ascoltato?

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