Centoottantaseimila disoccupati in più in due mesi sono un’ecatombe e l’emorragia non si ferma qui, continuerà fino alla fine, fino alla bandiera bianca. Possiamo sperare soltanto in Berlino (Parigi o Londra lasciamole perdere), che non si arrese neppure quando era un cumulo di macerie assediate dall’Armata Rossa, e quindi le possibilità di ravvedimento sono davvero poche.

A parte i lacchè, gli ignavi, i nostri politici candidati che non hanno il coraggio che servirebbe di questi tempi per dirsi tali (eppure siamo stata la terra dei Mazzini e dei Garibaldi, dei confinati Pertini e Gramsci, ma nei piani alti non si vede nessun Lech Walesa o Nelson Mandela manco a pagarlo, anzi a pagarlo forse qualcuno sarebbe disposto, ma a pagarlo caro), tutti hanno capito dove sta il grande problema, ovvero nei rapporti tra Italia e Europa.

Basterebbe pochissimo per salvare sia la capra che i cavoli, ma ci sarebbero perdenti e vincenti, e chi perderà non ne vuole sapere, quindi il sistema è irriformabile.

Questa campagna elettorale è stata una bugia continua, perché mai come questa volta tutti i contendenti non potranno attuare neanche un minimo di manovre a favore della popolazione, al di là della trita e rovinosa giaculatoria delle riforme, dei lacci e lacciuoli, della “maialitudine” italiana, della Casta e della corruzione, che vi prego non fatela sentire più, perché sareste come allenatori di calcio che ripetono ad ogni sconfitta “dobbiamo giocare meglio”, ma neppure cambiano il modulo mentre il presidente invece di comprare nuovi e più forti giocatori spende al night l’incasso degli incontri. Ci vuole l’esonero, è prassi.

Non ce n’è per nessuno, da Berlusconi a Bersani, da Monti a Grillo, da Ingroia al fu Giannino. Tutto è stato già scritto, ci sono percorsi definiti e irrinunciabili. Non si può fare quel che ha deciso il Giappone, o gli Stati Uniti, o addirittura si pensa in Inghilterra. Non si può investire in nuove opere pubbliche né si può procedere al taglio delle tasse.

Fra qualche settimana già si parlerà di come rimettere a posto i conti, perché l’Infinita Contrazione taglia le entrate e aumenta le spese sociali. Sarà una fortuna insomma per il Pd se riuscirà a vincere assieme a Monti, perché se accadesse da solo il partito potrebbe dirigersi verso la disintegrazione a causa di manovre anti-popolari che la metà dei suoi elettori neanche immaginano.

A meno che nel partito qualcuno rinsavisca e capisca che essere popolari davvero è un dovere, un atto d’amore, e quindi ci si imbarchi sull’AutoBahn con poche cartelle in mano ma con la pistola non giocattolo, come di un rapinatore che deve portare davvero via il bottino e non può scherzare.

E il bottino si chiama Indipendenza Democratica ed Economica.

Non c’è niente da fare, l’Italia avrebbe bisogno di una Banca Centrale che sterilizzi immediatamente gli interessi sul debito pubblico come in qualsiasi altro paese al mondo (non parliamo di ipotesi d’avanguardia come quelle di Warren Mosler della Mmt o quelle in discussione alla Bank of England, ovvero monetizzare il debito, perché oggigiorno non serve vendere titoli di Stato per finanziare la spesa), e così avere 80-90 miliardi da immettere subito come taglio alla tassazione per le imprese, e poi eliminare tutti gli stupidi vincoli di bilancio e ridare 30 miliardi all’anno che da vent’anni paghiamo in più rispetto alla spesa dello Stato. Invece stiamo qui al contrario, sempre più soldi da versare nel pozzo senza fondo del debito pubblico “per i nostri figli” che intanto non hanno lavoro, non vanno all’università, non hanno soldi: che inganno, essere miseri oggi per essere più poveri domani!

Dunque se non si vuole la Grecia occorre rischiare di andare contromano fino a Berlino, magare far scalare le marce ad un Giulio Sapelli che ha una stazza fisica e morale per sopportare le piaghe attese, mettere sulla scrivania di Frau Merkel gli studi che comprovano come l’Italia ha tutto da guadagnare e i fratelli tedeschi tutto da perdere se noi decidiamo di mettere fine al drole de ménage che loro non volevano e che noi invece abbiamo subito.

C’è Merril Lynch ad esempio che stima come il Pil italiano, in caso di ritorno alle monete sovrane, aumenterà dell’11% (più di tutti in Europa), mentre quello tedesco crollerà del 15% (più di tutti…). E lo stesso avverrebbe per i tassi di interesse: “Among the major economies, we believe Italy stands the most to gain from exiting, whereas Germany has the most to lose from exiting (…) for Italy this is a reflection of the sizeable erosion of its competitiveness since the inception of the euro and its relatively high output gap” (in poche parole: all’Italia il guadagno migliore, alla Germania la perdita peggiore, per l’Italia sarebbe un recupero dell’erosione subita dall’introduzione dell’euro).

E allora occorre coraggio, un Walesa o un Mandela, fare una proposta prendere o lasciare nello stesso interesse dei tedeschi (sanno anche loro che si schianteranno: e vogliamo essere fratelli europei, non godere delle disgrazie altrui).

E intanto essere pronti, immediati, ad un Contro-Golpe Finanziario, perché martedì 26 nessun nuovo Presidente del Consiglio potrà dire in libertà le cose scritte in questo articolo poiché durerebbe 24 ore, il bombardamento mediatico, il terrore e le reazioni d’Oltralpe lo condurrebbero ad un internamento per insanità mentale.

Servirà dunque un Piano B immediato, da non sventolare ai quattro venti (su questo la proposta di Grillo di un referendum sull’euro condurrebbe il Paese al rischio fallimento ancor prima dell’auspicabile voto), con l’atto rapido di annunciare l’immediata possibilità (non l’obbligo) di conversione di tutti gli euro nella nuova moneta lira (cambio 1 ad 1), il ripristino di una Banca d’Italia pre-1981, la sterilizzazione dei tassi di interesse sui titoli di Stato e la garanzia dello Stato su tutti i risparmi bancari (Warren Mosler ed altri hanno scritto molto dettagliatamente qui per una strategia di uscita ordinata). Pochi giorni, poche ore, per attutire il contraccolpo psicologico e il rischio panico.

Il tutto accompagnato ad una Dichiarazione di Indipendenza che faccia dell’Italia un nuovo faro di civiltà e un esempio da seguire in una Europa da rifondare, caduta in una nuova strana forma di barbarie e prima che l’intero Continente debba fare i conti con la violenza degli estremismi o con proteste di massa che – prevedibili – nel giro di mesi, in mancanza di novità, diventeranno imponenti e pericolosissime.

Ma non c’è nulla da fare, è solo un sogno. Dobbiamo sperare in un miracolo a Berlino, e basta.

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