SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In quei manifesti nessuna pubblicità ingannevole. Al contrario, uno strumento di natura informatica “per garantire l’effettiva partecipazione democratica di tutti i cittadini all’attività politico-amministrativa, economica e sociale della comunità”. L’amministrazione guidata da Giovanni Gaspari si difende dalle accuse di Daniele Primavera e nelle controdeduzioni spedite al Corecom in merito all’esposto sulla violazione delle regole sulla par-condicio, chiama in causa gli articoli dello Statuto Comunale.

Non solo. Il sindaco fa riferimento anche alla Legge 150 del 2000 sulla Disciplina delle attività di informazione e comunicazione delle pubbliche amministrazioni, secondo cui tali iniziative “si esplicano, oltre che per mezzo di programmi previsti per la comunicazione istituzionale non pubblicitaria, anche attraverso la pubblicità, le affissioni, l’organizzazione di manifestazioni e la partecipazione a rassegne specialistiche, fiere e congressi”.

Nei 6×3 non comparirebbero nomi o foto, o altri elementi riconducibili a figure amministrative. Una prova che, a detta della maggioranza, annullerebbe di fatto l’ipotesi di violazione dell’articolo 9 della legge 28/2000. “La presenza del logo del Comune – spiegano da Viale De Gasperi – appare come l’indicazione minima perché si possa identificare la fonte del messaggio: se mancasse anche quella, il messaggio mancherebbe di uno degli elementi essenziali e risulterebbe dunque incomprensibile al destinatario”.

I suddetti manifesti pertanto “contengono indicazioni esclusivamente fattuali circa natura degli interventi eseguiti e importo delle somme utilizzate, avendo avuto cura questo ente di evitare qualsiasi possibile riflesso di natura politica o promozionale degli amministratori in carica”.

Gaspari respinge dunque ogni contestazione e allontana l’idea di una volontà d’incisione sulle dinamiche della competizione elettorale nazionale “il cui collegamento, peraltro, con l’approvazione del piano di gestione della Riserva Naturale e di una pista ciclabile cittadina appare di ben difficile individuazione. D’altronde  – si legge ancora – è la stessa AgCom a giudicare ammissibili campagne di comunicazione effettuate in ambiti territoriali del tutto differenti da quelli oggetto di consultazione elettorale. Ciò è desumibile dal parere rilasciato al Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri prot. n. 13134 del 20 marzo 2012 (allegato n. 3). Infatti in esso si ammette la possibilità di svolgere campagne di comunicazione istituzionale destinate alla diffusione su tutto il territorio nazionale in concomitanza con competizioni elettorali amministrative locali che interessano una parte limitata del corpo elettorale. Se dunque l’Autorità afferma che il divieto di comunicazione istituzionale sancito dall’art. 9 della legge 22 febbraio 2000 n. 28 trova applicazione “esclusivamente con riferimento alle amministrazioni pubbliche negli ambiti interessati dalle consultazioni amministrative in parola” (cioè quelle indette all’epoca del rilascio del parere), mutatis mutandis deve ritenersi ammessa, in prossimità di elezioni politiche nazionali, una campagna di comunicazione rivolta al territorio di un solo Comune (quello di San Benedetto del Tronto, con circa 40.000 aventi diritto al voto) riguardante tematiche di esclusivo interesse locale”.

Ci si domanda a questo punto come mai il primo cittadino abbia optato per l’annullamento di qualsivoglia appuntamento per la stampa, aspetto mai verificatosi nelle precedenti tornate elettorali.

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