ROMA – Che la partita non fosse di quelle facili si sapeva da tempo. Il ruolino di marcia dell’Astrea – in casa – è da grande squadra, e oggi se n’è avuta l’ennesima prova. Quel non era  pronosticabile è stato l’andamento della partita, accelerata da strappi improvvisi (i due gol dell’Astrea tra il 13′ e il 16′, quelli della Samb tra il 42′ e il 44′) e – specie nel secondo tempo – un lungo equilibrio.

La Samb, inutile nasconderlo, ha perso questa partita più di quanto l’abbia vinta l’Astrea: gli errori difensivi, così come l’inedia a centrocampo, non sono colpa (o merito) di nessun altro. Di Iorio e Giuntoli hanno giocato sugli under – giusto – Ramacci è stata una spina nel fianco – innegabile – ma, con una Samb più attenta, certe cose non sarebbero successe.

La squadra della polizia penitenziaria, che parte col 4-3-1-2, è bravissima ad allargare le maglie rossoblu con Mania – soprattutto – e Iommi, lasciando ampi spazi su una difesa poco reattiva e mai precisa in anticipo. I due gol – arrivati nel giro di due minuti – sono stati frutto di errori tattici della difesa, immobile e poco reattiva sulle imbucate di Ramacci prima (tra Djibo e Carpani) e Di Iorio poi (che salta Camilli dopo aver sorpreso alle spalle Marini).

Palladini, a dire la verità, una pezza aveva provato a metterla. Il cambio del modulo in corsa (dal 4-3-3 al 4-2-3-1) alla mezz’ora aveva portato pericolosità ed equilibrio, rotto solo col ritorno al 4-3-3 dopo l’infortunio di Traini. I due cambi obbligati – Camilli è uscito al 27′ (si è parlato di rottura del perone – tutto scongiurato), Traini al 44′ (ferito al volto nell’azione dell’1-2) – hanno pesato, sia a livello tattico che psicologico.

La Samb migliore – quella schierata col trio Carpani-Forgione-Napolano dietro Santoni, con più copertura sulle fasce e più pericolosità sotto porta – è potuta durare solo uno scampolo di partita. Proprio nei 15′ giocati con questo modulo di gioco la Samb ha segnato i due gol che portano al pareggio, gettando i prodromi di una rimonta che non ci sarà anche a causa della defezione di Traini.

Con l’ingresso di Shiba e il ritorno forzato al 4-3-3, infatti, la Samb aumenta il peso offensivo ma – paradossalmente – perde peso soprattutto davanti: i rossoblu, con Napolano e Shiba (poi Santoni) costretti a ripiegare sulle fasce, lasciano spesso la prima punta a in solitudine, limitandosi a vivacchiare su un pareggio che – vista la prima mezz’ora e la traversa di Giuntoli al 27′ – sembrava insperato.

La partita inizia a giocarsi sull’equilibrio della mediocrità, ma – se da una parte i rossoblu non sono incisivi – dall’altra l’Astrea è propositiva e cinica nel colpire i rossoblu dopo – l’ennesimo – errore difensivo.

Da qui in poi c’è spazio solo per le (comprensibili) perdite di tempo dell’Astrea (in una partita senza raccattapalle!) e la reazione disarticolata della Samb, che ci prova in tanti modi ma mai nel modo giusto.

Nel finale viene espulso Carminucci (che spintona Paracucchi nel recuperare la palla che questi aveva allontanato), e nel post-partita esplode Palladini, che dopo aver ribadito – in coro con Spadoni – l’assurdità di aver giocato senza raccattapalle (ed effettivamente è stato perso molto tempo) ha risposto per le rime a Di Iorio, che se l’era presa per le parole dell’allenatore rossoblu.

Per la Samb – ora seconda a -1 – è, tutto sommato, una sconfitta che ci sta. Sul piano mentale si è vista una squadra molto diversa rispetto a quella sconfitta dalla Renato Curi, e se da un lato preoccupa l’endemica tendenza della difesa rossoblu all’errore tattico, dall’altro c’è la consapevolezza che i veri punti persi non sono stati persi qui (dove non ha vinto nessuno), ma nelle gare contro Amiternina e Ancona, per dirne due.

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