Economia. Premetto che mi intendo poco o niente di economia e non me ne vergogno perché il denaro non è la priorità nella mia vita. Come lo è invece per una grandissima parte del genere umano. Infatti, se ci fate caso, tutto gira intorno al “soldo” che non basta mai. È questa la causa principale della crisi secolare che sta attraversando il mondo. Di tesi sulla ricetta per uscirne fuori se ne sentono tante in questi giorni e indicare quella giusta è praticamente impossibile. Almeno per i cosiddetti “inesperti” come me ma ben venga se qualcuno ce l’ha veramente.

Da inesperto voglio però esprimere il mio parere “terra-terra”, iniziando con una domanda: perché il denaro è stato inventato? Correggetemi se sbaglio ma credo per ovviare al baratto che è stato il primo principio della cosiddetta borsa, ognuno vende quello che produce ed in cambio riceve il prezzo corrispondente in moneta. Il valore lo stabilisce come si sa la “domanda e l’offerta” che su Wikipedia viene così definita: “In microeconomia per domanda s’intende la quantità richiesta dal mercato e dai consumatori di un certo bene o servizio, dato un determinato prezzo e quanto spenderebbero se tale prezzo variasse”. Tutto ciò, correggetemi sempre se sbaglio, è regolato da quella brutta (per me) parola  che si chiama borsa.

Benissimo e normale fin qui ma su tutto ciò è intervenuto un fattore imprevisto: oggi si può guadagnare denaro senza produrre nulla, senza avere un lavoro inteso come tale, alla faccia del baratto tra chi dava una cosa e ne riceveva un’altra. Oggi, o meglio da alcuni secoli anche se ora è in atto la degenerazione, basta saper “spostare” il denaro per poterne fare altro. Magari stando davanti ad un computer oppure facendo parte di ingranaggi (banchieri) nei quali si sa tutto prima che accada, alla faccia e a vantaggio di altri che ignorano il funzionamento di certi meccanismi. Ogni tanto qualcuno, per ingordigia, esagera e finisce nelle grinfie della giustizia quindi in carcere. Ma quanti “esperti” in questo momento stanno ancora facendo denaro così, in maniera illecita ma anche lecita?

Ma che lavoro fanno per diventare così ricchi? Direbbero i nostri avi. La prima risposta che mi viene in mente è che sanno far lavorare gli altri. Ma anche a farne lavorare sempre meno perché loro sono diventati talmente ricchi da togliere alla gente comune sacche di denaro che potevano servire per creare lavoro “vero”. Il fatto che il guadagno non è più rapportato alla fatica e alla cultura nel lavoro è alla fonte dei problemi attuali. Sempre secondo il mio ragionamento terra-terra.

Per spiegarmi meglio mi lancio in una “curiosa” proposta: i muratori, i minatori, i pescatori, gli scaricatori di porto, i carpentieri, i ricercatori, gli scienziati, i cattedratici veri e così via (l’idea l’ho resa) dovrebbero pretendere cifre direttamente proporzionali allo sforzo fisico ed intellettuale che fanno certi “spostatori” di denaro, pena la sospensione delle loro dure e ispirate attività. Sembra una proposta utopica ma, se ci pensate bene non lo è. Al limite è soltanto l’esagerazione dell’esasperazione. E forse la risposta giusta alla domanda dei nostri nonni: “Ma che lavoro fa certa gente per diventare così ricca?

Questo disappunto è scaturito da chi ha recentemente detto che le mazzette vanno legalizzate perché sono solo mediazioni. Tra i mediatori anche quei politici che, perché eletti dal popolo, ritengono di poter decidere a chi dare lavori e lavoro, quindi denaro pubblico, facendosi pagare (mediazione e non mazzetta) la loro scelta. Forse è questa la fine del mondo profetizzata dal popolo maya. Riamen.

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