Da Riviera Oggi n. 948 in edicola

“Il lupo dimorò assieme all’agnello, la pantera si sdraiò accanto al capretto, la mucca e il pastore pascoleranno insieme”, è il brano della Bibbia (Isaia) che mi è venuto in mente dopo aver visto il confronto sulla nostra Web Tv tra Luciano Agostini, deputato uscente del Pd e candidato alle prossime elezioni e Peppe Giorgini, neofita della politica, candidato al senato per il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo

Un paragone biblico che calza a pennello per i due personaggi, almeno secondo una visione elementare del loro passato. Il lupo (una semplice combinazione il fatto che ad Offida lo chiamano così) è Agostini e l’agnello, chiaramente, Giorgini.

A parte il loro curriculum, lo stesso scambio di battute ha evidenziato la scaltrezza e la “forza” dell’uno rispetto all’ingenuità e alla genuità da “neonato” dell’altro.

Anche “la pantera che si sdraia accanto al capretto” rende bene l’idea di quanto abbiamo ascoltato: la pantera Agostini, invece di sbranare il capretto Giorgini, ha scelto la via (tecnica?) della condivisione accanto ad atteggiamenti del tipo “non ti sbrano anche se potrei”.

Quello che ancora non è dato da sapere è se “pascoleranno insieme” nelle dorate campagne romane.

Non è detto però che risulterà vincitore il più forte “fisicamente” o che la politica “accattivante” del “lupo” Agostini abbia inciso più di tanto su un confronto inedito tra due Partiti che, dire che si odiano, è un eufemismo.

Il Pd si fa forte di un organizzazione che nessun altro partito o movimento ha, sa che le sue sedi sparse in tutta Italia hanno un numero di iscritti che moltiplicato per 4 o 5 (i componenti di una famiglia) già porterà a risultati eletotrali importanti e vede come il fumo negli occhi il Movimento 5 Stelle che ha nel suo Dna il forte e dirompente desiderio di far fuori tutti i parlamentari che hanno diretto l’Italia fino ad oggi con risultati che non incoraggiamo la popolazione per il prossimo futuro.

Forse per questo motivo l’onorevole Agostini ha cercato in ogni modo di far sembrare Giorgini come il candidato di un Partito come altri e non come il simbolo di una protesta che moltisismi italiani vorranno cavalcare perché delusi da come vanno le cose in Italia. Giorgini (l’agnello) è caduto in parte nel tranello perché ha accettato la sfida ma nello stesso tempo ha messo in gioco un’umiltà e promesse concrete che potrebbero pagare più di tanti discorsi seppur ben elaborati.

Hanno parlato (su Youriviera di www.rivieraoggi.it è possibile rivedere e risentire l’intero confronto) anche di problemi locali nei quali si sono fatti un autogol a testa.

Agostini, quando ha detto che si batterà per evitare che la politica continui ad influenzare le vicende sanitarie. Prendendo per buone le sue intenzioni ha tralasciato di dire che lui è stato uno dei più importanti e decisivi portatori di potere nell’0spedale sambenedettese, come personaggio più rappresentativo nel panorama regionale, sia per quanto riguarda i posti di lavoro che per la sua influenza su vicende interne piccole ma importanti e dolorose per chi ha dovuto subirne le conseguenze.

L’autogol di Gorgini è apparso più evidente perché ha detto un “no” secco (cosa che i politici non fanno mai anche se lo pensano) alla  necessità di una bretella collinare  che dia anche al tratto sambenedettese una strada per l’attraversamento della città, diversa dalla ora centralissima e intasatissima statale 16. Ha detto che bisogna ridurre le auto ed usare più altri mezzi: siamo tutti d’accordo ma anche un traffico minore va indirizzato fuori da centri super abitati per chi deve recarsi da Grottammare a Porto d’Ascoli e viceversa.

Se dimoreranno insieme nelle stanze di Camera e Senato è tutto da vedere ma io credo di sì e il nostro augurio è che entrambi si impegnino a favore del territorio piceno, il primo più di quanto abbia fatto fino ad oggi, il secondo in modo nuovo e concreto come gli italiani si aspettano da un movimento che ha ben individuato i problemi ma che ora deve iniziare a risolverli.

Nazzareno Perotti

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