SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Alla presenza degli alunni degli Istituti scolastici comprensivi cittadini, si è svolta sabato, nella sala consiliare del Municipio, la “Festa dei Funai”, appuntamento con lo scopo di tenere viva la memoria della cultura più antica di San Benedetto e tramandare alle giovani generazioni il significato di un’antica arte oramai scomparsa, quella del filare la canapa per realizzare reti ed attrezzature per la pesca.

La ricorrenza viene celebrata il 3 febbraio, giorno di  San Biagio, protettore della categoria, ma, cadendo quest’anno la ricorrenza di domenica, si è scelto di anticipare la cerimonia per favorire la partecipazione degli studenti.

Dopo il saluto del sindaco Giovanni Gaspari, del presidente della provincia Piero Celani, del presidente del Consiglio comunale Marco Calvaresi e dell’assessore alla cultura Margherita Sorge, Benedetta Trevisani, presidente del Circolo dei Sambenedettesi, ha spiegato che quest’anno l’iniziativa era dedicata in particolare alle figure femminili e infantili: donne e bambini rappresentavano infatti un aiuto indispensabile agli uomini che svolgevano uno dei duri “mestieri del mare”.

La mattinata si è sviluppata attraverso racconti scaturiti dalla viva voce dei protagonisti di quel tempo (come Domenico Nico, ex canapino, funaio e poi imprenditore del settore marittimo), dalla proiezione di fotografie d’epoca e di un filmato sul percorso dei funai ricostruito qualche anno fa nel centro cittadino (curati da Franco Tozzi del Circolo dei Sambenedettesi e commentati dallo storico Gabriele Cavezzi), dalla declamazione di poesie in vernacolo recitate da Giovanni Quondamatteo e da Francesco Casagrande e Piero Di Salvatore dell’Associazione “Ribalta Picena”).

“Con la celebrazione di S. Biagio l’Amministrazione comunale continua ad operare per recuperare la memoria di com’erano e come si svolgevano i mestieri correlati alla pesca, in particolare oggi quelli di funaio, canapino e retara – ha affermato il sindaco Giovanni Gaspari – quest’anno, in particolare, celebriamo anche tanti bambini che all’età di sei o sette anni lavoravano nei sentieri e che oggi, con qualche anno in più, sono qui. A loro non possiamo non rivolgere il nostro ‘grazie’ per il duro lavoro che hanno svolto, per il contributo dato alla crescita dell’economia della città in momento molto difficile ma anche pieno di speranza per un futuro migliore”.

Prima della chiusura, come tradizione, sono stati premiati con un attestato e una medaglia coloro che si sono segnalati come funai, canapini o retara. Quest’anno il riconoscimento dell’Amministrazione è andato a Raffaele Gambini e  Vincenzo Balestra: entrambi hanno svolto il duro lavoro nei sentieri girando le “ruote di grosso” per filare la canapa indispensabile per fare corde e spaghi. Un premio speciale è andato a Wladislaw Welke che, soldato polacco tra i liberatori della città alla fine della guerra, ha scelto di trascorrere tutto il resto della vita nella città operando per anni come funaio.

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