SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Giuseppe, Lidia e Concettina: cento anni e non sentirli. E’ stato un fine settimana all’insegna della “longevità” quello appena trascorso a San Benedetto del Tronto, con tre nonnini che hanno festeggiato il loro secolo di vita insieme a parenti ed amici e amministratori comunali.

Giuseppe Di Saverio nasce a Colonnella il 26 gennaio 1913. Un secolo di vita che, oltre ai ricordi della memoria, è affidato a tre libri scritti dal nonnino a partire dall’85mo anno di età. La nascita del penultimo nipote e il timore di non avere davanti abbastanza anni per potergli raccontare le proprie vicissitudini, spingono Giuseppe ad imparare ad usare il computer e a scrivere la propria autobiografia: nasce così “Quaesivi et Inveni”, a cui negli anni si aggiungeranno (oltre alla nascita di un altro nipote) anche i libri “Tunisia – Usa, prigionia 1943-1945” e “Piccole storie”: pagine in cui si rincorrono racconti di vita quotidiana, lettere alla famiglia durante la prigionia, pensieri, riflessioni, disegni raccolti nel corso di decenni. Pagine dalle quali emerge vivido l’amore per Colonnella, che si tramuta in nostalgia durante il periodo del carcere americano. E per questo motivo il sindaco Leandro Pollastrelli ha omaggiato Giuseppe con una targa ricordo durante la festa a cui ha partecipato anche l’assessore di San Benedetto Marco Curzi.

Giuseppe Di Saverio ha vissuto le due guerre mondiali. Ufficiale di Artiglieria alla scuola allievi di Pesaro, fu inviato in guerra in Africa a combattere contro gli Anglo-americani. Infilzato al braccio sinistro da una baionetta di un soldato inglese, fu fatto prigioniero e portato in America dove restò in carcere per tre anni, fino all’ottobre 1945.

Nel 1962 sposa Andreina Ciaccarelli, figlia di Luigi, ex sindaco di San Benedetto nei primi anni ‘60. Nascono tre figli e successivamente cinque nipoti. Per molti anni è stato direttore della Banca Nazionale dell’Agricoltura di San Benedetto.

Giuseppe ancora oggi usa quotidianamente il pc per scrivere e tenersi aggiornato sull’attualità: tra le vicende che segue con più interesse, quella del Monte dei Paschi di Siena.

Anche Lidia Mari è nata il 26 gennaio 1913 a Torino, da una nobile famiglia ascolana di  allevatori di bachi da seta. Nipote di Erasmo Mari, personaggio politico e industriale che per la sua capacità imprenditoriale acquisì l’appellativo di “Padrone di Ascoli”.

E’ figlia di Washington Mari e Giannina Gentili, i coniugi che costruirono l’immobile sito in via Turati a Porto d’Ascoli attuale sede della Delegazione comunale. Infatti il mosaico lasciato integro sul pavimento dell’ingresso degli uffici ne testimonia la “paternità”: la sigla “WGLC” sta a significare Washington, Giannina, Lidia e Cinzia (quest’ultima secondogenita della famiglia Mari).

All’inizio degli anni ’30 Lidia si trasferisce a Bombay, in India dove la famiglia apre una fabbrica per la produzione dei bachi da seta, ma la malaria li colpisce e li costringe a tornare nel Piceno. Conseguita la maturità magistrale e liceale si trasferisce per lavoro a Milano insieme a Cinzia. Alla fine degli anni ’60, nubili e appena pensionate si stabiliscono a San Benedetto dove Lidia attualmente vive sola (sua sorella è scomparsa quattro anni fa).

Concettina Marucchi invece è nata il 27 gennaio 1913 ad Acquasanta Terme e ha vissuto la sua giovinezza ad Appignano del Tronto dove ha imparato il mestiere di sarta. Ha lavorato per molte famiglie nobili ascolane, insegnando a sua volta i segreti del mestiere a tante ragazze.

A 18 anni ha sposato Giovanni Antolini, imprenditore edile. Dal matrimonio sono nati sei figli Aldo, Francesco, Bruno, Angelo, Gloriana e Wanda. Ha vissuto le due guerre mondiali e il terremoto del 1943, dal quale si è salvata per miracolo.

Nel 1954 si è trasferita a San Benedetto per far studiare le figlie nelle scuole della città. Da sempre innamorata del mare, fin dal 1934 portava tutti figli in spiaggia nel periodo estivo. Oggi ha una famiglia numerosa: quindici nipoti e venticinque pronipoti che hanno organizzato una grande festa per lei invitando anche Nazzarena Agostini, sindaco di Appignano.

 

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