GROTTAMMARE – Folta partecipazione sabato 26 gennaio sera al Dep Art di Grottammare dove la Casa del popolo C.Vera ha organizzato un dibattito sul movimento No Tav, chiamando a raccontare le vicende che accadono da tempo in Val di Susa due storiche militanti: Ermelinda Varrese, storica attivista del centro sociale Askatasuna e Patrizia Soldati, ex cuoca dell’asilo di Susa, alle quali abbiamo rivolto qualche domanda, assieme al pubblico che ha partecipato attivamente.

Quando vi  siete avvicinate al movimento No Tav?

Fin da quando si è iniziato a presentare questo progetto dell’Alta Velocità, attorno al 1996, quando ancora si parlava di questa linea come di una linea per passeggeri prima che venisse modificata in linea merci. Ai primordi naturalmente non eravamo numerosissimi ma via via che la voce si diffondeva, vedendo anche le prime ruspe e le prime trivelle in azione molte persone si sono avvicinate ed hanno voluto capire meglio di cosa si trattasse.

Una delle caratteristiche del movimento è che è formato da persone provenienti dalle più disparate esperienze molto diverse fra loro. Come si è evoluto nel tempo questo rapporto?

Nel nostro movimento ci sono persone con storie molto diverse. Comprese noi due. Ermelinda militante da sempre nelle questioni politiche, e io, Patrizia, ex cuoca d’asilo. Ci sono poi persone con un passato di lotte nel sindacato o nel Pci, come da tradizione in valle, ma anche uomini e donne che provengono dalla Lega, persone che magari non avevano mai fatto politica, né dato mai un volantino prima di entrare nel movimento No Tav. Alberto Perino, uno dei leader, proviene dalla Cisl e faceva il bancario. C’è anche un nutrito gruppo di cattolici praticanti che vengono ai cortei con effigi religiose. Possiamo dire col senno di poi che oggi questo è diventato un punto di forza. Ci siamo concentrati attorno ad un obiettivo che è quello di salvare la nostra valle dalla speculazione bancaria ed imprenditoriale che vorrebbe costruire una linea merci di cui non se ne sente assolutamente la necessità, come evidenziato anche da numerosi ingegneri e studiosi.

Ecco, molti pensano che questa sia appunto una linea per passeggeri  avente lo scopo di velocizzare gli spostamenti tra Italia e Francia. In realtà è una linea che sarà adibita al trasporto merci. Quali inconvenienti presenta però la realizzazione di questa opera?

Personalità di spicco del mondo dell’ingegneria nonchè esperti di opere infrastrutturali come ad esempio Marco Ponti del Politecnico di Milano, o Andrea Tartaglia, docente al Politecnico di Torino, hanno smentito dati alla mano che questa sia un’opera utile. Il traffico di merci fra Italia e Francia è diminuito drasticamente negli ultimi anni. Sono in aumento al contrario gli scambi sull’asse Svizzera-Austria, quindi da nord a sud, anzichè da o verso est. Abbiamo già una linea che ci collega con la Francia, utilizzata solo al 30% delle sue reali possibilità. Perchè? Perchè sono in calo gli spostamenti di merci in quella zona. Abbiamo anche il traforo autostradale, anch’esso poco utilizzato per quelle che sono le sue capacità. Ci sono docenti inoltre che hanno presentato progetti per potenziare queste linee di trasporto già esistenti. Naturalmente non presi in considerazione. Ci sono paesi che si sono ritirati come il Portogallo, la Spagna che inizia a nutrire dubbi, la Corte dei Conti francese ha bocciato in tronco l’opera in termini di rapporto spesa-rientro pochi mesi fa ma gli interessi in gioco sono molto alti. Infatti i costi saranno spropositati.

A quanto dovrebbe ammontare l’intero importo dei lavori? E quali ditte sono coinvolte nelle operazioni di costruzione?

Da quando si è iniziati a parlare di questa opera i costi sono lievitati sempre più. Sapete come funziona, si fa una gara, poi un appalto, poi si subappalta, al giorno d’oggi Marco Ponti ha svelato che i costi saranno attorno ai 30 miliardi di euro. Una cifra colossale. E la pagheremo tutti. Sapete a quanto ammontavano i costi iniziali invece? 8 miliardi. Andando a spulciare le ditte coinvolte guarda caso affiorano notevoli legami col mondo della politica e delle banche. Abbiamo la Lyon-Turin Ferroviaire, il cui titolare era Marco Comastri, condannato in primo grado per turbativa d’asta(per questo dimessosi nel 2011), difeso in Tribunale dall’avvocato Paola Severino, Ministro del governo Monti. Abbiamo la CMC, quinta ditta di costruzioni italiana, una cooperativa “rossa” il cui ex amministratore è Pierluigi Bersani, si è aggiudicata l’incarico di guidare un consorzio di imprese (Strabag AG, Cogeis SpA, Bentini SpA e Geotecna SpA) per la realizzazione del cunicolo esplorativo a Maddalena di Chiomonte, per cui  ha vinto l’appalto internazionale per il cunicolo di Venaus il 07/02/2005. Il CIPE, la CIG, i ministeri competenti e il governo italiano hanno deciso che il cunicolo esplorativo alla Maddalena di Chiomonte era una “semplice variante del cunicolo di Venaus” in modo che noi e i nostri legali riteniamo assolutamente illegittimo. Ma tant’è. La motivazione trapelata è che se si fosse rifatto la gara di appalto in realtà bisognava pagare tanti di quei soldi alla VENAUS scarl che aveva già finanziato tutti i partiti per le elezioni avvenute tra il 2005 e il 2011 che era meglio soprassedere, magistratura consenziente. Valore dell’appalto 163,1 milioni di euro. Poi c’è la Rocksoil s.p.a società di geoingegneria fondata e guidata da Giuseppe Lunardi, ex ministro anche lui in carica quando alla sua impresa fu dato l’incarico di partecipare alla realizzazione della discenderia di Modane, in Francia. Infine la Impregilo che è la principale impresa di costruzioni italiana, divisa in quote da 33% ciascuna al Gruppo di Marcello Gladio, latitante nel 92-93 per fatti connessi a Tangentopoli ora deceduto, un’altra quota è di Benetton, l’ultima del Gruppo Ligresti, anche lui noto alle cronache giudiziarie. Loro sono le principali ditte del progetto Torino-Lione, e per contratto se l’opera frutterà, i proventi andranno ai privati. Se andrà male il debito verrà socializzato. Come dice Cancelli, ex docente al Politecnico di Torino, “le società di diritto private”, come questa, sono una vera e propria anomalia italiana. Finché si permetterà loro di esistere, avremo sempre chi speculerà sul territorio anche per opere che non servono. Tanto se non frutta paghiamo noi”.

Un altro aspetto interessante è che lo Stato in parte prenderà i soldi dalle proprie casse, una percentuale verrà erogata dalle banche sotto forma di prestito, giusto?

Giusto. Lo Stato prenderà un terzo delle risorse dai finanziamenti europei (cioè nostri), un terzo da tagli a beni per loro di scarsa importanza come scuola e sanità, o riducendo le tratte ferroviarie coi costi più contenuti come gli intercity, e un terzo del denaro verrà erogato sotto forma di mutuo. E indovinate qual’è la banca che finanzierà questo prestito? Banca IntesaSanPaolo. Ecco perché l’ex Ministro Passera ha così a cuore la realizzazione di questa opera, tanto da averne parlato spesso in televisione, magari non menzionando mai il suo gigantesco conflitto d’interesse.

A proposito di televisione, avete avuto sempre un rapporto un pò conflittuale con questo mezzo. Ci spiegate perchè?

La televisione, specie quella italiana, risponde ai privati e politici che la finanziano. Per questo è difficile trovare una trasmissione in cui si parli approfonditamente della Tav, citando i dati che abbiamo fornito prima. Non ci sorprendiamo di certo. Per non parlare di come ci hanno dipinto agli occhi della gente. Terroristi, anarcoinsurrezionalisti quando andava di lusso. Quasi tutte poi si sono curate di tagliare spesso le scene di scontri e azioni di disobbedienza civile in cui eravamo coinvolti assieme alla polizia. Quante volte è capitato di essere caricati e manganellati, anche se non avevamo armi. Senza motivo, senza guardare se davanti avevano un anziano o un ragazzino. Ad uno di 16 anni hanno fatto perdere l’udito con un lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo. Le hanno mai mostrate queste scene sui media tradizionali? Hanno mostrato gli agenti che urinavano nei nostri presidi, nelle nostre stanze? Certo che no. Mostrano solo gli spezzoni dove alcuni di noi hanno risposto alle loro violenze. Naturalmente dando dei violenti a noi. Ma questo ormai tutti gli abitanti della Valle lo sanno. Persone che fino al 1996 erano innamorate della tv, ora hanno imparato a capire quale sia il vero scopo dei mass media. In fondo non è mica facile far capire, specie agli anziani, cosa sia effettivamente la televisione di “regime” e quale sia il suo potere reale. Ora anche loro lo sanno.

Altro problema quello legato alla presenza di amianto in quelle zone.

Già, come se non bastasse c’è una presenza massiccia di amianto ed anche uranio nelle rocce. Un altro motivo sensato per cui dovremmo abbandonare seriamente questa opera. Ne va anche della salute di quelli che ci stanno lavorando. Lavorate per poi ammalarvi col vostro lavoro? Non vi sembra una contraddizione enorme? C’è anche il problema delle falde acquifere. Come già successo al Mugello, esse rischiano seriamente di essere compromesse, nonché c’è la possibilità di un serio dissesto idrogeologico, come accaduto tantissime volte in passato. Ma si sa, la “storia non ha alunni” come diceva qualcuno.

Nonostante quindi abbiate i poteri forti contro, siete decisi ad andare avanti?

Certo. Siamo gente tosta noi. Non ci faremo espropriare della nostra terra da questo manipolo di persone, che mirano solo ai soldi. E non riguarda solo noi come detto in precedenza, non solo perché l’opera è finanziata con denaro pubblico ma perché pensiamo che la natura sia di tutti. Non solo di chi la abita. E siamo fermamente convinti che il vero progresso è solo quello che va in armonia con la Terra. Non quello che la distrugge e che la piega agli interessi egoistici dell’uomo. I frutti di questa mentalità li stiamo vedendo. Abbiamo raggiunto un livello di inquinamento assurdo. Abbiamo messo in piedi uno stile di vita che non ci permetterà di sopravvivere a lungo viste le risorse che ci ritroviamo. Sarà il caso di cambiare rotta. Noi lottiamo anche per quello. Compatti come sempre, senza mai delegare niente a nessuno. Perché un’altra nostra prerogativa è questa. Il nostro movimento è stato il primo n Italia ad abbandonare il concetto di delega. Qui non ci sono delegati tradizionali. Quelli che ci sono hanno solo lo scopo di comunicare a chi di dovere le decisioni rigorosamente prese in assemblea da tutti. Invitiamo anche voi a diventare  difensori della vostra Terra senza mediazioni.

 

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