SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Di seguito una nota di Paolo Mercuriali su alcuni “curiosi” episodi della Sanità sambenedettese.

Svolgo accertamenti di analisi cliniche di routine e all’atto del ritiro del referto l’impiegata amministrativa del laboratorio dell’ospedale Madonna del Soccorso mi offre un foglio formato A4 aperto con i risultati. Penso tra me e me: “Sarà un caso che non sia quantomeno piegato o sigillato”. Lascio correre.

Qualche giorno fa vado a ritirare altre analisi, questa volta di mio figlio maggiorenne. Debbo farmi delegare da lui, devo apporre la mia firma oltre che produrre fotocopia della sua carta d’identità nonché infine i miei documenti personali.

Questa volta il ritiro avviene allo sportello ad un altro sportello del Cup.

L’impiegata solerte controlla i documenti, mi domanda chi io sia e mi “sottopone” quasi ad un interrogatorio per valutare la legittità della mia presenza al ritiro. Accetto giustamente il fare quasi dubbioso dell’incaricata amministrativa (sembrava che mi dovessi vergognare di prelevare i risultati nonostante avessi svolto ciò che la procedura prevede).

Meraviglia delle meraviglie, la dipendente preleva un un foglio A4, aperto e con i risultati delle analisi, e me lo porge…

A quel punto rifletto un attimo per valutare se è meglio l’oltraggio della parola o la condanna del silenzio. Opto per questa ultima soluzione, incasso  il colpo e mi accingo a scrivere alla stampa ed al tribunale del malato con l’aiuto dei quali spero di riuscire a “curare” questa mediocrità. Spero che i crapuloni della Sanità che si apprestano alla sua riforma, partano da questi elementari aspetti. Chiudo dicendo che se la morale è direttamente proporzionale all’indice di tolleranza, la sopportazione di questi fatti è proprio ai minimi termini!

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