GROTTAMMARE – Scongiurata la data di febbraio per le elezioni comunali, l’appuntamento rimane quello classico della primavera.Prosegue il nostro viaggio fra i personaggi che graviteranno intorno alla prossima tornata elettorale. Non è stata ufficializzata per ora alcuna lista, per cui abbiamo deciso di intervistare Lorenzo Rossi.

Che sia il figlio di Massimo (ex sindaco di Grottammare) è per noi un dettaglio, il giovane Rossi è preparato ed impegnato personalmente in politica da anni, tanto da essere il segretario di Rifondazione Comunista di Grottammare e forse, e solo perché non è ancora ufficiale, un candidato di Solidarietà e Partecipazione per le prossime comunali.

Cosa pensa di Enrico Piergallini sindaco?
“E’ il candidato naturale, non per etichetta ma per competenza e popolarità e la particolare sensibilità che che gli riconoscono. Il nome di Piergallini si è deciso in maniera condivisa nel movimento”

Come definire il gruppo Solidarietà e Partecipazione. Ce ne parla?
“Nato come una lista civica ed è rimasto tale. Al suo interno tesserati e non. Non è una coalizione di partito, una spolverata di persone, ma un movimento con idee basilari condivise come l’acqua pubblica e la tutela dei beni comuni.Gli incontri a cadenza settimanale del mercoledì hanno permesso delle vere e proprie contaminazioni tra i soggetti che vi hanno partecipato come tra Rifondazione, i Verdi e il PD. Fondamentale l’apporto proveniente della società civile. Il movimento è come una ricetta e gli ingredienti servono tutti, a partire dai cittadini coinvolti.

Che possibilità avrà secondo lei l’attuale assessore alla Cultura di vincere?
“Penso che la lista capitanata da Piergallini partirà bene, per due fattori oggettivi: perché è conseguente a 10 anni di buon governo della città e per la frammentazione degli avversari”

Come giudica il malcontento della gente rispetto alla classe politica?
“La tornata elettorale sarà difficile e la gente ha molte ragioni per allontanare dalla politica ma l’aspetto positivo è che è stufa delle promesse di politici dilettanti e cercherà il marchio del realismo”

I Comuni faticheranno sempre di più nei prossimi anni…
“Sempre meno soldi a causa del Patto di stabilità che probabilmente verrà inasprito per via dell’applicazione del Fiscal Compact (Si tratta di regole di unione fiscale, che imporranno limiti alle manovre di bilancio dei governi nazionali. A partire dal pareggio di bilancio in Costituzione, ossia l’impossibilità per un governo di spendere ogni anno più di quanto incassa. Gli Stati che dovessero sforare tali margini sarebbero sanzionati fino allo 0,1% del pil, dopo essere stati deferiti davanti alla Corte europea. Ndr). Bisognerà fare i conti con la paralisi delle attività comunali”

In che maniera?
“Curando e migliorando nel caso ciò che in questi anni è stato realizzato. A Grottammare circa un quarto delle spese del Bilancio sono state destinate a Sociale e Cultura. Per salvaguardare questi due importanti aspetti bisognerà far fronte a delle spese sempre più difficili da improntare e per questo la cittadinanza dovrà essere coinvolta, magari anche con partecipazioni generose. La gestione deve essere oculata, considerando che soldi per gli sprechi non ce ne sono più”.

La cura in sintesi?
“Atomizzare i legami sociali soprattutto mettere in gioco i cittadini, questa sarebbe una forma di emancipazione. In più bisognerebbe recuperare una dimensione di battaglia politica di respiro internazionale. Dalla crisi non se ne esce dividendosi il trapuntino. Occorrono politiche economiche importanti a livello statale anche per eventuali privatizzazione ed esternalizzazione dei servizi pubblici e locali. Un esempio su tutti il Ciip: anche se è una spa essa è internamente di proprietà pubblica (dei Comuni) e questo a garanzia dei cittadini”

Nell’era delle privatizzazioni, lei punterebbe al pubblico?
“Rispondo con un esempio, prendiamo la farmacia comunale di Grottammare, in cui nessuno credeva. L’utile annuale netto si aggira intorno ai 300mila euro. Un bell’introito per la collettività”.

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