SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Anni fa avrei potuto portare la Nazionale di Marcello Lippi a San Benedetto, ma allo stadio non c’era nulla che funzionasse. Mancava persino la tribuna stampa”. Maurizio Compagnoni lo confessa con sorprendente frustrazione. Abituato da sempre a celebrare la sua città d’origine, nella quale puntualmente è tornato anche a Natale, il telecronista di Sky stavolta cambia registro: “Il Riviera delle Palme attualmente è uno spreco. Hai una capienza di 20 mila posti e ne sfrutti circa 8 mila, con la zona parcheggi azzerata dall’installazione dell’area di pre-filtraggio che non serve assolutamente a nulla. E’ uno scandalo inaccettabile”.

Una cosa è certa: nel 2013 una nuova struttura non verrebbe sicuramente progettata in tal senso. “Negli anni ottanta la mentalità era differente – prosegue Compagnoni – avvalorata dal fatto che la Sambenedettese militava in Serie B. Uno stadio di 20 mila posti ora non sarebbe concepibile, si predilige la funzionalità”.

Con queste premesse sarebbe difficile organizzarci un’amichevole di lusso, come accadeva quindici anni fa.

“Esatto, andrebbero attivati diversi interventi. Senza dimenticare che è pure cambiata la moda. I club prediligono le tournè all’estero”.

Sulla messa a norma dello stadio è in atto una querelle che va avanti da mesi. Ne sei al corrente?

“Sì, sono stufo. La vicenda è stucchevole, al limite della barzelletta. Tutti son colpevoli e nessuno è mai responsabile. Il Riviera delle Palme avrebbe ampie potenzialità, essendo situato in un’ottima posizione”.

In tema di stadi, molto calda è anche la questione Ballarin.

“Lasciarlo com’è è un affronto alla memoria e un intralcio alla circolazione. E’ messo in posizione scomoda. A livello di viabilità non ha senso. Mi incuriosiva parecchio il progetto della Fondazione Carisap, poi saltato per i motivi che tutti conoscono”.

L’idea di un grattacielo in via Colombo, che consenta parallelamente la demolizione del rudere e la riqualificazione del perimetro, ti trova d’accordo?

“Fa tenerezza il Ballarin ridotto in quelle condizioni, non serve a nessuno. Sono più disponibile a concentrarmi su un’opera che mantenga vivo il passato di quel posto. La curva sud sarebbe un posto perfetto per un museo o un monumento in ricordo di chi ci ha perso la vita. Si sarebbe dovuto concepire da tempo. Riguardo al grattacielo, non sono molto informato. In un primo momento potrei dirti che mi parrebbe impattante, un pugno in un occhio, tuttavia va visto e valutato il plastico dell’impresa”.

Col mestiere che fai viaggi spesso all’estero. Negli altri Paesi qual è il rapporto dei club e delle tifoserie con il proprio passato?

“All’estero buttano giù stadi con una facilità impressionante. La demolizione dell’Highbury (ex casa dell’Arsenal, ndr) sembrava a priori una bestemmia. E’ un paradosso: inglesi e tedeschi sono molto legati alla memoria storica. Venerano le loro bandiere, ma anche semplici calciatori di passaggio di quarant’anni prima. Eppure sugli impianti sportivi non si fanno troppi problemi”.

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