31 dicembre 2012, discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al popolo italiano.

È nostro dovere ora definire i piani e determinare la strategia per la vittoria di una pace duratura, e stabilire uno standard di vita più alto di quanto lo sia mai stato finora. Non possiamo accontentarci, non importa quanto alto sia lo standard medio, se una frazione della nostra gente – sia essa un terzo, un quinto o un decimo – è mal nutrita, mal vestita, mal alloggiata ed insicura.

Questa repubblica ha avuto il suo inizio e la sua crescita, fino alla sua attuale forza, sotto la protezione di sicuri e inalienabili diritti politici – tra i quali il diritto alla libertà di parola, di stampa, di culto, processo con giuria, libertà da perquisizioni e sequestri ingiustificati. Erano i nostri diritti per la vita e la libertà.

Nonostante la nostra nazione sia cresciuta in dimensione e statura – e allo stesso modo la nostra economia industriale si è espansa – questi diritti politici si sono dimostrati inadeguati ad assicurarci uguaglianza nella ricerca della felicità.

Siamo giunti ad una chiara realizzazione del fatto che la vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza ed indipendenza economica. Uomini bisognosi, non sono uomini liberi. Persone affamate e senza lavoro sono la materia con la quale si plasmano le dittature.

Ai nostri giorni alcune verità economiche si sono affermate come evidenze indiscutibili. Abbiamo dunque necessità di una Seconda Dichiarazione dei Diritti, attraverso la quale una nuova base di sicurezza e prosperità può essere stabilita per tutti, senza distinzioni di ceto, razza o fede.

Tra questi ci sono:

Il diritto ad un lavoro utile e remunerativo nell’industria, nei negozi, nelle fattorie o nelle miniere della nazione.

Il diritto a guadagnare abbastanza per procurarsi adeguatamente cibo, vestiario e svago.

Il diritto per ogni contadino di coltivare e vendere i suoi prodotti con una rendita sufficiente per garantire a lui e alla sua famiglia una vita decorosa.

Il diritto per ogni uomo d’affari, grande o piccolo, di lavorare in un’ambiente libero dalla competizione sleale e dal predominio dei monopoli, in casa o all’estero.

Il diritto per ogni famiglia ad un’abitazione decente.

Il diritto di un’adeguata assistenza sanitaria e l’opportunità di godere di buona salute.

Il diritto ad un’adeguata protezione dalle paure economiche nell’età della vecchiaia, nella malattia, nell’infortunio e dalla disoccupazione.

Il diritto ad una buona istruzione.

Tutti questi diritti significano sicurezza. E dopo aver vinto questa guerra, dobbiamo essere pronti per andare avanti nell’implementazione di questi diritti, verso nuovi traguardi per la felicità e il benessere per le persone.

Per l’Italia*, il suo giusto luogo di pace in questo mondo dipende, in larga parte, da quanto pienamente questi diritti ed altri simili saranno stati tramutati nella pratica per tutti i nostri cittadini.

Perché fin quando mancheranno queste sicurezze qui in casa, non potrà esserci una pace duratura nel mondo.

 

Fine del sogno.

Non sono le parole di *Giorgio Napolitano. E purtroppo non saranno le parole di Giorgio Napolitano.

Sono le parole di Franklin Delano Roosevelt, presidente degli Stati Uniti d’America, pronunciate durante il Discorso sullo Stato dell’Unione, l’11 gennaio 1944. L’America stava vincendo la guerra sul nazi-fascismo, e l’uomo che aveva condotto gli Usa fuori dalla terribile crisi del 1929 e alla vittoria bellica disegnava un futuro al quale, purtroppo, non potette assistere, ma che diede i suoi frutti nei successivi Gloriosi Trenta Anni. Parlava di un “Second Bill of Rights”, una Seconda Dichiarazione dei Diritti poiché quelli sanciti nella Costituzione non si erano rivelati sufficienti all’ideale americano di uguaglianza e felicità.

(si ringrazia per la traduzione del video Dario Chiappetta)

Quando, negli Stati Uniti ma poi, di conseguenza, in tutto l’Occidente, il sogno roosveltiano stava prendendo forma, ecco che arrivò la reazione. Nel 1975 si scrivevano queste parole: “Alcuni dei problemi di governo negli Stati Uniti di oggi derivano da un eccesso di democrazia. C’è bisogno invece di un grado superiore di moderazione nella quantità di democrazia”, scrivevano Michel Crozier, Samuel Huntington e Joji Waranuki nel loro “The Crisis of Democracy”, realizzato per la Commissione Trilaterale. Dagli anni ’80, tutto effettivamente è cambiato nella direzione da loro sperata.

E l’Europa, oggi, dopo la liberazione dal nazifascismo e la rinascita anche grazie ai “Gloriosi Trenta Anni” sognati da Roosevelt, sta subendo con passività lo svuotamento di quei diritti con fatica conquistati e che, ci piacerebbe, fossero ricordati il 31 dicembre dal nostro Presidente della Repubblica. E che poi, qualcuno, li metta in pratica.

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