SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sognando Dubai. Tra polemiche, interrogazioni in Provincia ed aspre critiche per un’opera ancora del tutto immaginaria, a San Benedetto nasce anche la schiera dei favorevoli all’ipotesi della realizzazione di un grattacielo lungo Viale Colombo.

E’ il versante di chi sogna una struttura simile al Burj al-Arab, l’hotel ad otto stelle (quelle ufficialmente riconosciute sono solo 5) a forma di vela che svetta su un’isola artificiale della città degli Emirati Arabi. 321 metri d’altezza, lontanissimi dai 48 previsti nell’area della ditta Santarelli, che oggi ospita gli scheletri di due palazzine.

Un ecomostro dall’impatto ambientale spropositato? Tutt’altro. “Dipende dalla qualità della costruzione e da cosa si intende fare”, spiega Marco Calvaresi. “Una fatto è certo: quella zona va riqualificata, così non può rimanere. E’ un peccato che una città come la nostra si mostri in quel modo. Io benedico sempre l’intervento dei privati, serve uno sviluppo urbanistico”.

Qualora andasse in porto il piano Santarelli, l’esponente Udc saprebbe già come investire i soldi ricavati: “L’incasso andrebbe destinato all’aggiustamento della rete fognaria, dei marciapiedi e delle strade”.

E il Ballarin, che fine farebbe? “Si butti giù il rudere e resti in piedi la curva sud – prosegue Calvaresi – la storia rossoblù va difesa e va difesa pure la memoria di chi in quell’impianto ci ha perso tragicamente la vita”.

La teoria di Calvaresi trova condivisione nel centrosinistra, con molte personalità che non disdegnerebbero una torre di sedici piani. L’unica ad uscire allo scoperto, per adesso, è Giulietta Capriotti, che in seguito alle dimissioni di Loredana Emili da capogruppo del Pd, ha assunto il compito di coordinamento tra i consiglieri comunali del partito.

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