Tiziano Manfrin. Ci sarò oggi, lunedì 17 dicembre alle 15.15, presso la nostra cattedrale per la cerimonia funebre di una persona che stimavo molto ed ero ricambiato. E’ stato uno dei rari giocatori che, nella mia quarantennale esperienza di cronista sportivo, ha accettato sempre e con grande dignità il ruolo del giornalista, spesso costretto a dover emettere giudizi anche severi su quanto ha visto in campo. Chiaro segnale di un uomo intelligente dietro la casacca di calciatore. Una sua caratteristica che mi chiarì così perché qualche insufficienza anche grave l’ha avuta dal sottoscritto: “Io sono abituato a rispettare tutti e ognuno ha il suo ruolo che va sempre riconosciuto. Poi, a te e Pino (Perotti, mio fratello) con l’esperienza che avete…” Non era un complimento di convenienza perché non era un “ruffiano”. Una “dote” che lo ha probabilmente penalizzato non poco nella sua carriera post calciatore ed una volta abbandonata l’idea di allenare.

Mi fermo qui perché le qualità dell’uomo sono fuori discussione e i nostri lettori ne hanno elencate tante altre con i loro commenti. Di lui voglio ricordare una partita in particolare, un Brescia-Samb di serie B che finì 1 a 0 per i nostri colori. Tiziano ricevette una standing ovation dal pubblico del “Mompiano”. Gli diedi dieci su l’Espresso Rossoblu, un voto mai più dato nei miei trent’anni di pagelle. Il gol che aveva fatto era stato un piccolo optional rispetto ad una prestazione veramente “mostruosa”.

Un’altra cosa devo confessarla: mi sono sempre meravigliato del fatto che nessun dirigente della Samb abbia mai offerto a Tiziano un ruolo di primo piano e determinante in società (lo ha avuto nel Grottammare ma per lui era poco) eppure aveva conoscenze calcistiche di ottimo livello. E’ stato l’unica persona che mi sono permesso di suggerire ma inutilmente quando alla guida della Samb si sono avvicendate nuove dirigenze. Lo dissi una volta anche a lui, mi rispose con un silenzio molto eloquente. Era probabilmente troppo buono ed educato per ruoli che hanno bisogno generalmente di ben altre “qualità” che lui, fortunatamene, non aveva.

Lo piango con il cuore perché, anche se non ci siamo frequentati molto, a Tiziano volevo un gran bene. Addio, sono convinto che in questo momento sei felice tra gli Angeli.

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