SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Anni di cinema e teatro no-stop; persino di doppiaggio, con la voce donata a Kevin Kline in “Charlot” e “Sogno di una notte di mezza estate”. Eppure per tutti è da oltre dieci anni sempre e solo il tycoon Ettore Ferri. Una sorta di ossessione per Roberto Alpi, ma anche un’occasione per mettersi alla prova quotidianamente. Dall’8 gennaio 2001, Cento Vetrine ha macinato oltre 2500 puntate, confermandosi la soap-opera regina del panorama televisivo italiano, con uno share stabile da anni sopra al 20%. “Inizialmente Ettore era un personaggio manicheo, poi ho capito che avrei potuto lavorarci e che c’erano ampi spazi per raccontarlo. E’ un uomo con una morale sbagliata, ma ce l’ha. Nel tempo si è evoluto, grazie a me, agli autori e agli attori che ho intorno”.

L’avventura a Cento Vetrine non gli ha comunque impedito di continuare a calcare i maggiori palcoscenici italiani con “Honour”, commedia recitata al fianco di Paola Pitagora che approderà al Teatro Concordia giovedì sera. Un impegno non da poco, fatto combaciare con le riprese della telenovela a Torino: “Mi è costato fatica. Viaggiavo di notte in auto, dormivo due ore nei motel. E’ stato massacrante, però ci tenevo. Devo ringraziare i colleghi che hanno sopportato i miei ritmi”.

Dalle soap al teatro. Due mondi opposti, con il secondo che guarda in cagnesco il primo. Come è stato accolto?

“La puzza sotto il naso c’è, non si può negare. Il teatro si porta dietro un po’ di snobismo. Oggi a dire il vero di meno. Questo atteggiamento lo trovi pure nel cinema, ma sta scomparendo, anche perché non è che in Italia la produzione cinematografica sia strepitosa. Nelle soap il personaggio ti si attacca addosso, quindi c’è della comprensibile diffidenza. Spero che il vento cambi, specialmente per i giovani che si avvicinano a questo mestiere”.

Che rapporto ha coltivato con le nuove leve? Molti protagonisti Cento Vetrine la considerano un punto di riferimento.

“Ne sono davvero felice. Mi piace dare consigli e notare che vengono recepiti. E’ la stessa cosa che altri fecero con me, quando cominciai. Mi prodigo, quando è possibile”.

Il progetto di  Cento Vetrine prevede un ritmo martellante. Come lavorate?

“E’ un’esperienza totalizzante. Tutto il tempo lo vivi lì (negli studi di Telecittà di 4 mila metri quadrati a San Giusto Canavese, ndr). Di conseguenza si costruiscono rapporti e amicizie. Le prove sono poche, spesso è buona la prima e ci concediamo delle improvvisazioni”.

Mancò da Cento Vetrine dal 2004 al 2008. Aveva deciso di chiudere con la soap?

“Preferii andarmene, temevo di rimanere troppo legato alla figura di Ettore”.

Come mai tornò?

“Le molle che mi spinsero a rientrare furono tante, anche strettamente personali. Non fu una mera strategia per rinverdire la mia immagine. Il ritorno a Cento Vetrine fu bizzarro, visto che quattro anni prima uscii di scena da morto. Ci sto bene, mi permette di fare anche altre cose. Poi è una vera gioia percepire l’affetto del pubblico. Non solo delle massaie, ma anche di studenti, architetti…”.

Nonostante gli alti ascolti, Cento Vetrine ha seriamente rischiato la chiusura per gli elevati costi di produzione. La situazione attualmente a che punto è?

“Ufficialmente siamo chiusi. Tuttavia, il magazzino è pieno e consentirà di riempire il palinsesto fino a giugno. Nelle prossime settimane potrebbe esserci la possibilità di riprendere con la lavorazione. Cento Vetrine è un prodotto talmente amato e vincente che non sarebbe giusto disfarsene. Gode di un incredibile zoccolo duro che nella collocazione temporanea in prima serata si attestò il 12% di share, che è lo stesso dato totalizzato da altri prodotti. Non so cosa abbia in mente la rete e se ripeteranno tale strategia”.

In compenso, avete già provveduto a ridurre le riprese in esterna.

“Sono state completamente azzerate. Nei prossimi mesi il mio personaggio sarà coinvolto in una storia avvincente (che lo condurrà in carcere, ndr). Le esterne sono state ricostruite in maniera eccellente. Purtroppo il pubblico non vedrà più i luoghi a cui era abituato, ma gli scenografi si sono ingegnati”.

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