Emili vs Gaspari. Nel consiglio comunale del comune di San Benedetto del Tronto, nella notte scorsa, è successo qualcosa di inedito, almeno per quel che riguarda la mia memoria. Il solido Pd (tra i comunisti c’era addirittura un veto per questo tipo di discordanze trasparenti, caratteristiche delle allora correnti Dc) ha per la prima volta mostrato pubblicamente una faccia mai vista ed anche anacronistica. La capogruppo Loredana Emili, che dovrebbe parlare nella sede consiliare a nome del partito del quale è a capo, stavolta ha rotto la regola ed ha parlato a titolo personale (suo e di un altro solo consigliere per la verità) contrastando fortemente il sindaco eletto dal suo partito. Che l’ha accusata di… volerlo sostituire.

Le motivazioni le potete leggere nei servizi di Massimo Falcioni, in questo spazio io voglio provare, invece, a capire percé è successa una cosa così stravagante in un partito così coeso per natura. Che starà pensando Paolo Perazzoli che è vissuto all’insegna dei “panni sporchi laviamoli in casa”? Ancor più strano che l’artefice della novità sia una sua “parente stretta”. Detto questo mi cimento in alcune mie interpretazioni.

La prima riguarda un fatto comune a abbastanza palese come le recenti consultazioni, primarie comprese, stanno dimostrando: le prossime elezioni popolari prediligeranno il dissenso, possibilmente quello fatto meglio, indipendentemente da chi urla di più o di meno. Chiaro quindi che adesso si può anche stare sui passi di Giovanni Gaspari ma, chi vi resterà nei giorni che contano (o meglio conteranno visto che, nonostante fatti così clamorosi, nessuno parla di sfiducia e quindi di possibili elezioni anticipate), è destinato a fare la fine dei filistei. Intentendo Gaspari uguale a Sansone, un cognome che ieri sera a Parma (0-1) ci ha fatto malissimo, vero sindaco; mi scuso con i lettori per la divagazione calcistica e da interisti.

Una tesi che non è solo mia ma anche di diversi diretti interessati, quelli che il dissenso all’attuale sindaco lo covano in silenzio da alcuni mesi. La Emili, che è indubbiamente una donna intelligente e magari anche furba (che per me guasta) li ha anticipati tutti? Magari sì. Con una mossa strategica e partendo da lontano (più si va avanti e più resterebbe difficile scostarsi da Gaspari) sta cercando di dare sempre un maggiore risalto alla sua figura e a discapito di un partito che sta perdendo i pezzi al suo interno. Pezzi (lei sa benissimo) che non andrebbero mai dal “nemico”, Renzi docet. Da adesso infatti possiamo considerarla il Renzi sambenedettese anche se fino a ieri puntava Pier Luigi Bersani.

Fosse così sarebbe una bella beffa per chi (i renziani manifesti e quelli che lo tengono segretamente nel cuore) è stato preso in contropiede e si vede costretto a difendere una causa che li porterà alla quasi definitiva disfatta. Chi è con Gaspari oggi, questo è chiarissimo, non può cavalcare quel dissenso interno, unico in grado di contrastare l’arrembante avanzata di un Cinque Stelle, sempre più necessario dopo quello che sta accadendo.

Chiamate pure fantapolitica queste mie analisi. Non nego, infatti, che potreste aver ragione e cioè che tutto è molto meno enigmatico e semplice. Dimenticavo un altro fatto che sarebbe clamoroso ma non lo è più: quasi tutta l’opposizione che è d’accordo (egoisticamente o no non lo so, visto che c’è di mezzo la Samb) con Gaspari ma non ha il coraggio di schierarsi apertamente per non rompere quella strana logica di dover per forza contrastare il nemico perché poi, quando si vota…

Ricordo ai miei lettori quel mio disappunto nel quale invitavo la politica a formare un unico schieramento contrario, e senza ipocrisie, a chi comanda per aiutarlo a governare meglio con un’opposizione intelligente e costruttiva. Indicavo uomini e donne di schieramenti oggi opposti perché legati a sigle obsolete e dannose oltre che destinate  a scomparire. Magari la Emili ci sta provando. L’altra notte si è rivestita da grillina? Ma dai, scherzo, la mia è fantapolitica.

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