Oggi 26 novembre sul Corriere della Sera c’è una intera pagina pubblicitaria dedicata al Programma Me-Mmt di Salvezza per il Paese: pagina pagata con il contributo di tanti lillipuziani (5 euro, 10 euro, 20 euro) sparsi in tutta Italia. Se non è partecipazione anche questa…

L’uscita del programma improntato sulle teorie economiche di Warren Mosler, che poggia sulle spalle di autorevoli economisti come Lerner, Godley o Keynes, scritto insieme al giornalista Paolo Barnard, sta suscitando un ampio dibattito nella Rete: difatti, si tratta della prima e credo per ora unica proposta concreta prodotta in Italia.

Ci sono critiche, ovviamente: talune campate in aria, come quelle dell’economista neoliberalista Michele Boldrin, che la bolla come “socialismo”: poco male da chi, ancora nel 2008, non sapeva che in Spagna vi era una bolla immobiliare e scriveva che il “sorpasso” iberico derivava da una minor ingerenza della Chiesa e dalla minore corruzione della “Casta” ispanica… (clicca qui).

Un’altra critica arriva da Giovanni Zibordi, trader di livello e conoscitore del vero funzionamento della “moneta moderna”. Critica che forse non è perfettamente aderente al contenuto del Programma Me-Mmt ma che sicuramente consente un approfondimento dovuto e importante a livello comunicativo.

Parto da una considerazione: nessuna teoria e anche nessun programma sono delle costruzioni immobili; la loro applicazione richiede doti di adattabilità alla realtà in cui si interviene. Insomma: se si è stupidi o corrotti, l’effetto non sarà mai quello ventilato.

C’è una cosa che mi ha colpito dall’inizio della Modern Money Theory: ovvero la sua capacità di superare la noiosa contrapposizione del Novecento tra una sinistra statalista e una destra liberista (anche se poi nella pratica poteva accadere il contrario).

Mi spiego meglio: i teorici della Mmt espongono bene come solo uno Stato che possiede tutti gli strumenti, in primis quello della sovranità monetaria, può agire nell’interesse pubblico senza che ciò vada ad inficiare in alcun modo con l’iniziativa imprenditoriale privata, che godrebbe della riduzione della pressione fiscale. Infatti sottolineano che l’imposizione fiscale deve essere “drasticamente ridotta” e aumentata soltanto quando viene raggiunta la piena occupazione. Non banalizzano, come accade nel mainstream italiano, sul problema dell’evasione fiscale, che è prettamente morale e non finanziario.

Ecco allora che decade subito la critica di “socialismo” (che ridere) lanciata da Boldrin, nei prossimi mesi più seriamente impegnato magari, con i suoi amici di “Fermare il Declino”, a cercare di ottenere un seggio in Parlamento. Lo sopporteremo.

Le critiche di Zibordi invece, essendo più all’interno del problema, richiedono alcune precisazioni sulla comunicazione dei contenuti del Programma.

Zibordi chiede un immediato taglio di tasse per cento miliardi, 50 sulle imprese e 50 sul costo dei lavoratori.

Sono d’accordo: è necessario che al mondo dell’impresa e al mondo del lavoro vengano restituite le risorse rapinate con la truffa dell’austerità europea. E subito.

Sono d’accordo e non in contraddizione, dunque, perché questo è il primo passo della Me-Mmt, che infatti nel suo programma parla di “drastica riduzione del prelievo fiscale sul costo del lavoro”, oltre che di una abolizione dell’Iva (tema ovviamente più complesso). Altro che tesoretti da zero virgola da spendere sui cunei fiscali.

Da qui Zibordi arriva a criticare il programma di Piena Occupazione, a mio avviso confondendolo malamente con la ex Cassa del Mezzogiorno. Nulla di tutto questo!

Il Programma di Piena occupazione è insito nella Me-Mmt: si tratta di un programma che assorbe tutti coloro che non trovano un impiego nel settore privato. Si badi bene che il settore privato rimarrebbe centrale per l’economia e l’occupazione. Lo Stato assumerebbe il ruolo di “occupatore di ultima istanza” (specie su microprogettualità anche di origine privata) affinché sia garantita la stabilità dei prezzi e quella sociale. Nel frattempo il mercato privato avrebbe modo di riorganizzarsi attraverso un taglio delle tasse. Perché se il mercato fallisce la prima responsabilità è di uno Stato che “spreme troppo” le aziende e i lavoratori, ovvero impone delle tasse superiori alla necessità: ma quale socialismo! Viene davvero da ridere a sentire certe banalizzazioni.

Ma cosa si offre ai disoccupati, seppure temporanei? Cosa offriamo ai giovani appena diplomati, o anche a quelli appena laureati, se non trovano uno sbocco immediato?

Zibordi pensa che il Programma di Piena Occupazione debba riguardare 2 milioni di persone, o forse 3, in Italia. Ma con cento miliardi di taglio delle tasse in un solo anno l’economia nazionale ripartirà, le aziende assumeranno centinaia di migliaia di persone, probabilmente milioni.

È quello che hanno sempre sostenuto, non praticandolo (per incapacità, arruffaggine, ma anche impossibilità dati gli assurdi vincoli europei post 1992), persino i berlusconiani, e tutti gli economisti liberali o presunti tali (infatti tutti loro poi desiderano il cambio fisso, ovvero governato dallo Stato: mah!). È quello che hanno praticato Reagan negli anni ’80, e Bush nel decennio scorso: peccato che la Destra Repubblicana faccia deficit però a favore delle corporation del settore delle armi e del petrolio e invece reclami tagli a sanità e istruzione…

Dunque abbiamo bisogno di una tassazione umana sulle imprese e i lavoratori, ovvero sul 99% in base allo slogan di Occupy Wall Street. E abbiamo bisogno di una spesa pubblica che serva a fornire scuole e sanità accettabili, e a garantire gli investimenti che solo il pubblico può e deve fare: non ha senso, ad esempio, che a San Benedetto del Tronto si parli della costruzione di un grattacielo di 16 piani a favore dei privati in cambio della riqualificazione di un’area degradata, o che ad Ascoli Piceno la bonifica di una ex area industriale avvenga attraverso la concessione di cubature per 330 mila euro. E così in tutta Italia.

Dunque, un privato che possa svolgere le funzioni economiche private, un pubblico che sia pubblico e non alla mercé del privato, e un sistema che garantisca non solo i lavoratori dipendenti e soprattutto gli statali, come è oggi in ambito lavorativo, ma anche quelli del settore privato, i milioni di precari e sotto-occupati e persino gli imprenditori: se finisce il lavoro, si rientra immediatamente nei Programmi di lavoro garantito (Plg) dallo Stato: avrebbero diritto a un salario  inferiore alla stessa mansione operata nel settore privato; avrebbe luogo la “formazione permanente” necessaria nella nostra società liquida, una formazione continua e pratica adatta proprio a non deteriorare né le competenze né la dignità del lavoratore.

Far lavorare un disoccupato è cosa ben migliore rispetto ad un cassaintegrato costretto a restare inattivo a volte per anni: innanzitutto consente, appunto, di essere pronto ad un nuovo impiego, e di formarsi in attesa del ritorno nel settore privato; secondariamente, l’individuo non si sente un escluso e un mantenuto dalla società, ma parte attiva in essa (in ambiti ambientali e sociali dove il mercato non opererà mai); e infine, è un argine contro l’inflazione che, quella sì, è originata dalla cassaintegrazione, ovvero da denaro speso senza produzione di beni e servizi.

Conclusioni: la Me-Mmt è un contenitore che delinea i passi necessari affinché l’interesse pubblico sia perseguibile. Sta alla politica e al voto democratico riempirlo; un’Italia che la applichi sarà poi di esempio a tutto il resto d’Europa che sarà costretta a ridefinire le proprie politiche e allontanarsi dal ventennio di falsi dogmi.

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