Centrosinistra. O meglio primarie. Chiaramente lo stesso discorso vale per qualsiasi altra coalizione.

Avrò pensieri strani o semplicemente fuori dalla norma ma io, delle Primarie come vengono concepite in Italia, una cosa non la capisco. Mi riferisco ai vari progetti-programmi dei vari concorrenti che sono  per il centro-sinistra: Bersani, Puppato, Renzi, Tabacci, Vendola, in ordine alfabetico. E non in ordine di pronostici che non riesco ancora a capire su cosa si basano, se non sull’influenza mediatica che non è uguale per tutti. E’ capitato anche a noi con la Puppato (abbiamo fatto la diretta in web tv senza di lei) per cui ci siamo presi giustamente i rimproveri del suo rappresentante piceno; per rimediare fra poco i nostri lettori troveranno in primo piano una sua intervista.

Torno al punto: Bersani dice che eliminerà gran parte delle “società partecipate”, che abbasserà la cifra che si può prelevare via Bancomat perché circola troppo “liquido”. Non fa riferimenti precisi ma vaghi sulla riduzione o eliminazione di province e regioni e sulla diminuizione dei parlamentari e si rifugia in un “Seguirò l’iter già in corso“.

Renzi è più preciso: via le Province, diminuizione drastica dei parlamentari, sugli stipendi è ancora più chiaro: “Per quale ignoto motivo un sindaco prende 4000-4500 euro al mese ed un consigliere regionale il doppio. Cosa deve fare di tanto “strano” per giustificare un impegno superiore a quello di un primo cittadino?” , ha, insomma, cavalli di battaglia differenti e di più diretta comprensione rispetto a chi ritiene da rottamazione. Punta insomma sulla totale eliminazione della componente rossa post sovietica che è tuttora l’anima del Pd e del Centrosinistra.

La Puppato ha come importante priorità la green economy e punta principalmente ad una concezione diversa della politica (modello anglosassone) e lo fa senza dichiarazioni roboanti e populiste sui costi della politica; ecco un concetto chiaro e coraggioso che ho estrapolato da una sua intervista. “Se il Pd avesse avuto negli anni passati la capacità di far sue alcune delle buone proposte avanzate da Grillo, oggi avrebbe più voti e il movimento 5 stelle ne avrebbe di meno”. In tema di alleanze, “sono stata sempre favorevole a un bipolarismo sul modello anglosassone. Chi sta da una parte, chi dall’altra; le alleanze si dichiarano prima del voto e chi governa lo fa pensando soprattutto al suo programma anziche’ ad estenuanti trattative parlamentari” per quello che conta io ritengo più “serie” le sue argomentazioni. Spiegherò alla fine perché.

Tabacci ha proposte fiscali concrete “il sommerso in Italia vale il 30% del PIL. In Olanda il 5%. Questo è il più grave problema dell’italia”. che intende appianare con questi obiettivi, da realizzare una volta raggiunta la carica di premier:  ridurre il numero di parlamentari, abolire le province, accorpare le regioni, togliere i privilegi alle regioni a statuto speciale e ridurre il numero delle società nate dalle ex municipalizzate mediante soppressioni e accorpamenti. A questa politica di tagli corrisponderebbe contestualmente, secondo lui, un alleggerimento delle aliquote per  ridurre naturalmente il sommerso e aiutare i piccoli imprenditori.

Per Vendola  la politica deve smetterla di inginocchiarsi ai poteri forti, deve ripristinare il primato degli interessi cittadini e dei beni comuni. E’ deluso da Bersani perché ha detto che al ballottaggio tra lui e Renzi lui voterebbe per Renzi perché è del suo stesso partito. Tradisce -dice-  lo spirito delle primarie. Stiamo costruendo una coalizione, io non mi presento come capo partito. Sui costi della politica fa riferimento a quanto fatto da lui in Puglia e sulla necessità di abbassare il numero di consiglieri regionali da 70 a 50. Sull’economia ritiene che occorre intervenire sulle politiche europee che stanno penalizzando l’Italia.

Secondo me, tutti e cinque, sulle politiche economiche non dimostrano di avere competenze particolari per cui (se vinceranno le elezioni) si affideranno ai soliti esperti; con Monti, se l’attuale primo ministro diventerà presidente della Repubblica. Mentre, per il resto, i loro programmi segnalano evidenti contrasti sicuramente non conciliabili tra loro. E proprio su questo nasce il mio “pensiero strano“. Strano perché nessun altro lo dice (in parte la Puppato) e la cosa mi meraviglia fino a farmi pensare che o sono io a non capire niente o tutti gli altri che non la pensano come me.

Se il programma di stessi componenti del centro-sinistra è così poco condiviso, chi perde che fa, rinnega se stesso e quindi i suoi sostenitori? Se lo scopo delle candidature, come qualcuno maligna, non sta nel desiderio di accaparrarsi un posto di ministro (solo Renzi ha detto che non è la sua aspirazione minima e quindi non lo farà) sarà molto difficile che proseguano sullo stesso cammino.

Ritengo quindi che, prima di andare alle Primarie, i vari partecipanti alla competizione appartenenti al centro-sinistra debbano concordare un programma unitario, smussare tutti gli aspetti non condivisi e presentarlo ai propri elettori i quali, se saranno d’accordo sull’intento della coalizione (la parola stessa dice che dovrebbe essere come dico io), andranno a scegliere, tramite lo strumento delle Primarie, il candidato che ritengono più credibile, più intelligente, più capace, più tutto rispetto agli altri. Infatti, se il programma non è unico, come si può parlare di futuro programmatico e coeso della coalizione?

I programmi, come accade nei Paesi anglossassoni, distinguono le coalizioni avverse e quindi l’attuale modo di fare le primarie italiane avrà senso quando ci sarà la vera consultazione elettorale nella quale si dovrà scegliere il programma migliore legato al proprio rappresentante selezionato grazie alla volontà del popolo (Primarie). Non essendo così, in Italia regna una gran confusione che sembra utile soltanto a non farci capire niente e principalmente a mantenere Caste che si combattono solo a chiacchiere. Oltre, quindi, al mio pallino della trasparenza assoluta credo che la nostra nazione abbia bisogno di un esemplificazione del “pensiero politico” oltre all’applicazione della SOMMA di tutte le proposte sulla riduzione dei costi della politica.

Così è se vi pare, come diceva il mio professore di chimica e filosofo fermano, Marcello Seta.

 

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