SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La decisione verrà presa nelle prossime settimane, ma a quanto pare il Partito Democratico la sua idea l’ha già maturata. Tre milioni di euro fanno gola all’amministrazione comunale, anche perchè finalizzati dalla ristrutturazione di una zona storicamente degradata come quella del Ballarin. Ecco allora che tra le tre proposte della ditta Santarelli, il Comune intende portare avanti quella del grattacielo nell’area portuale di Via Colombo. Un edificio di circa quindici piani, teoricamente poco più alto del residence Las Vegas, situato sul lungomare sambenedettese.

In tal senso, è necessario che il Consiglio Comunale approvi la variante all’articolo 44 delle Norme Tecniche d’Attuazione del Piano Regolatore, che escluda così Via Colombo dal Piano del Porto e la reintegri nel Prg.

Le critiche alle intenzioni di Gaspari non mancano e si stanno scatenando a macchia d’olio. “La nostra città sta pagando, giorno dopo giorno, gli errori progettuali della nostra storia recente”, attacca il segretario provinciale di Rifondazione Comunista, Daniele Primavera. “Spazi pubblici largamente insufficienti, aree verdi piccole, rare e scarsamente utilizzabili, insufficienza cronica della rete fognaria, traffico congestionato, mancanza di parcheggi, inefficienza dei trasporti pubblici, eccessiva vicinanza di attività rumorose alle abitazioni, inquinamento atmosferico significativo, rumore eccessivo, sono solo alcuni tra i principali disagi che ogni cittadino sambenedettese sperimenta nel suo quotidiano. E’ del tutto evidente che così continuando il declino della nostra città sarà inesorabile, e non intervenendo ne saremo complici. Ogni nuovo intervento edilizio è piegato da troppo tempo alle necessità del mattone, attività che esercitata al di fuori di una seria pianificazione produce incessantemente autentici mostri: palazzine enormi in aree ancora agricole, hotel e complessi di dieci piani in prima fila mare, quartieri fantasma per otto mesi l’anno, improbabili torri residenziali in piena area portuale, aree popolari ghettizzate, prive di servizi pubblici adeguati e persino di reti viarie, cattedrali nel deserto – vedi Palacongressi – ingestibili e scarsamente produttive rispetto agli investimenti pubblici, riduzione drastica delle strutture produttive industriali e turistiche”.

Per Primavera, l’ipotesi di abbattimento di uno spazio pubblico storico come il Ballarin, in cambio dell’edificazione di un mega-palazzo, stravolgerebbe per decenni “il già precario equilibrio di quell’area e la vista oggi godibile dal mare, dal Paese Alto, dal lungomare di Grottammare e dalle colline. Fermare questa progressiva e soltanto apparentemente inesorabile distruzione del nostro territorio non solo è possibile, ma è un nostro dovere”.

La richiesta all’amministrazione comunale è quindi una sola: “Bloccare ogni possibile nuova variante, riaprendo quel confronto pubblico e partecipato che ha sempre detto di voler affrontare ma mai attuato nei fatti”.

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