MONTEPRANDONE – Marino Lattanzi torna a parlare. L’ex assessore ai Lavori Pubblici ripercorre sul nostro giornale le fasi della rottura avvenuta con il sindaco Stefano Stracci. Una vicenda che ha animato ed anima ancora la politica monteprandonese.

A quando risalgono i primi dissapori con il sindaco?
“I primi screzi risalgono a ben prima del gennaio 2012, quando fu costituito il gruppo consiliare di Sel e quando avvenne la mia rimozione da Assessore ai Lavori Pubblici. I principali motivi non sono legati a qualche questione politico o amministrativa messa in campo dalla Giunta e dal Sindaco Stracci, bensì dai suoi comportamenti. Penso che la politica sia dialettica e dialogo e non una cieca obbedienza al capo. Un Consiglio non è una caserma. I principali dissapori sono dunque più sul piano metodologico che non in quello dei contenuti. Stracci ama essere circondato da yes man più che da collaboratori”.

Stracci ed altri hanno più volte rimarcato il fatto che in periodo pre-elettorale tutti fossero d’accordo a costituire un unico gruppo consiliare. Ha deciso di formare il gruppo di Sel a causa degli screzi?
“No e vorrei sottolinearlo. Il circolo di Sel non esisteva nemmeno quando si era in campagna elettorale. Successivamente io ed altri compagni abbiamo deciso di dar vita a questo circolo per dare visibilità ad una forza politica nascente, non presente dunque sul nostro territorio fino al 2011-2012. Il nostro obiettivo non era costituire il gruppo consiliare per mettere i bastoni tra le ruote all’amministrazione ma per dare voce ad una nuova forza politica. Ovviamente il sindaco ha colto la palla al balzo ed ha utilizzato questa scusa per defenestrarmi”.

Dunque i motivi dello scontro sono solo nella metodologia di governo e non tanto sulle proposte ed opere da realizzare. Quali sono questi metodi inappropriati a suo dire?
“C’era sintonia nel programma da attuare e nelle idee che si proponevano. Soltanto che il sindaco ha sempre dimostrato astio nei confronti di chi magari voleva migliorare le sue proposte o anche proporre cose alternative. Il sindaco a mio parere adotta questi comportamenti per una pura questione di visibilità personale, pensando che chiunque tenti di integrare alcune sue proposte lo faccia solo per scalfire la sua figura. Non è cosi. Ad esempio, molte opere in fase di realizzazione, come il campetto di Regina Pacis, il Centro di Aggregazione giovanile, il Centro Pacetti, sono state tardive e si è perso molto tempo per il suo modo di fare e di porsi”.

Lo scontro è culminato con la sua rimozione e con la fuoriuscita di Sel dalla maggioranza. Perchè ha successivamente rifiutato la presidenza dei Servizi del gas propostagli da Stracci?
“La mia candidatura a quella presidenza era un modo furbo di voler promuovere per rimuovere come ho più volte dichiarato. Non penso che una persona come me che ha ricevuto la fiducia di 431 elettori possa esser sollevata dall’incarico di assessore per poi essere rifilata in una presidenza di una partecipata. Per fare ciò si è voluto anche cambiare lo Statuto della società che ora consente all’ ex consigliere Tiburtini di ricoprire quella carica. Inoltre, fu fatta da parte sua una polemica sulla nota rotatoria della discordia. Venne attaccato il mio operato, quando queste erano competenze della Provincia e non del Comune. Un’operazione palesemente volta a gettare discredito sulla mia figura”.

Dal momento dello scontro, la maggioranza ha sicuramente perso linfa. Lei ha in più occasioni dichiarato che questa sopravvive a stento, può essere più preciso?
“Da quando siamo stati defenestrati per aver preferito il dialogo e la dialettica all’obbedienza, la maggioranza ha dovuto più volte pregare alcuni esponenti della minoranza di essere presenti per avere il numero legale. Non credo che questo dato possa essere ignorato. E sicuramente non getta una buona luce sulla figura del sindaco e sull’intera amministrazione.

E’ prematuro parlare di una mia candidatura, nè ne ho mai discusso con i miei compagni. Il nostro principale obiettivo è però quello di tentare di ricostruire un nuovo centrosinistra allargato anche ad esponenti della società civile. Insomma non abbiamo intenzione di isolarci o di andare allo scontro, ma ricercare l’unità perduta che i cittadini avevano premiato.

Ma tutto ciò cozza poi con la figura di un sindaco come Stefano Stracci che ribadisco adotta metodi assai rigidi nei confronti di chi propone cose diverse. Sarà difficile costruire un percorso unitario con lui, tuttavia il nostro scopo è quello di ritrovarci tutti, da Rifondazione al Pd e magari trovare un nuovo candidato sindaco che soddisfi tutti e che metta al primo posto la dialettica ed il confronto sui temi e sui problemi che affliggono Monteprandone. Mi piace sottolineare che con Menzietti ad esempio questo era possibile. C’era molto dialogo all’interno della maggioranza. Ci piacerebbe ricreare quella situazione”.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 1.101 volte, 1 oggi)