SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il volto è quasi svelato. Quasi, perché del decreto di recepimento della direttiva Bolkestein, per ora, si conosce soltanto la bozza che il governo, nella figura del ministro Gnudi, stava per presentare alla discussione delle commissioni parlamentari, e poi ha ritirato, temendo, forse, di essere oltre persino delle peggiori previsioni.

Un decreto, quello discusso dall’Itb nell’incontro di sabato 27 ottobre, presso lo stabilimento Da Federico di San Benedetto, che presenta, secondo l’associazione, molti punti discutibili. Primo fra tutti, come spiegato dall’avvocato Domenico Ricci, “la richiesta di piani economico-finanziari a valutazione dell’autorità, ovvero delle regioni, e la presentazione di strumenti di finanziamento a supporto, il che favorirebbe i pagamenti in contanti piuttosto che il ricorso al credito delle piccole imprese”.

Ma ci sono anche altri elementi definiti molto aleatori, in riferimento al rischio che gli stabilimenti familiari italiani, compresi tutti quelli a gestione familiare, siano costretti ad andare all’asta nel 2015 (e anzi entro il 31 dicembre 2014 le Regioni dovrebbero predisporre schemi tipo di bando): “Le Regioni dovranno precisare a loro discrezione i requisiti di capacità economico-finanziaria che devono essere posseduti dai soggetti partecipanti alla procedura di selezione, i quali devono essere proporzionati alle caratteristiche ed al valore della concessione” legge Ricci dalla bozza di Gnudi, e poi spiega, traducendo dal burocratese: “In pratica chi non può dare garanzie economico-finanziarie, potrebbe essere discrezionalmente escluso. Se sei un piccolo imprenditore e hai solo lo stabilimento che va all’asta e un appartamento, potresti non essere ritenuto idoneo a partecipare e a garantire l’investimento”.

“Mai e poi mai – tuona il presidente dell’Itb Giuseppe Ricci, di fronte ad una assemblea numerosissima e sempre più preoccupata – L’ho già detto a Gnudi, ricordandogli che siamo stati l’unica associazione a presentare un documento scritto alternativo. Non ci faremo cacciare via. Annunciamo dunque che stiamo per attivarci per una grande azione legale, che tuteli la nostra categoria dopo che per decenni siamo stati chiamati ad investire i nostri denari e la nostra intera vita. Nelle prossime settimane daremo a tutti i dettagli della nostra proposta”.

Sono intervenuti anche il sindaco di Pineto degli Abruzzi, Luciano Monticelli, delegato dell’Associazione Nazionali Comuni d’Italia per il demanio marittimo, e l’onorevole dell’Udc Amedeo Ciccanti.

Monticelli (Pd) ha ribadito la sua totale contrarietà alle decisioni del governo: “Il prossimo 5 novembre inizieremo a discutere con il governo su questo decreto, e alle contromosse da attuare. Fa pensare l’assoluta inerzia di una regione centrale del turismo balneare, come l’Emilia-Romagna. Nel mio partito il mio attivismo, in certe parti d’Italia, non è ben visto, e sto cercando di capire perché…”

“Ci aspettiamo dal Ministro Gnudi una decisiva soluzione per i concessionari di spiaggia italiani, stante la specificità riconosciuta dal Parlamento europea al turismo balneare italiano” ha detto Ciccanti, “bisogna capire se il sistema  italiano può rientrare nei parametri di quello spagnolo ed ottenere la stessa deroga alle norme sulla concorrenza previste dai trattati europei”.

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