ALBA ADRIATICA – Effettuata ieri pomeriggio l’autopsia sul corpo di Leven Ferra, l’albanese trentenne ucciso ad Alba Adriatica. L’esame, durato circa 4 ore ed effettuato dai medici legali Giuseppe Sciarra e Vittorio Fineschi, ha rilevato che l’uomo è stato ucciso con un colpo di pistola sparato al volto ad una distanza ravvicinata e che lo ha colpito vicino alla bocca, con il proiettile che ha attraversato il palato fuoriuscendo dalla regione occipitale. Gli investigatori sospettano che a sparare sia stato il 23enne P.H. rimasto poi a sua volta ferito da una coltellata. Un’ipotesi che ribalta la prima versione della spedizione punitiva nei confronti dei due albanesi da parte di un gruppo di connazionali. La conferma o meno di questa teoria potrebbe arrivare dall’analisi dello “stub” effettuata dai Ris sulla mano del 23enne ancora ricoverato al Mazzini di Teramo. Attraverso questa tecnica, passando un tampone sulla mano e sui vestiti del sospettato è possibile rilevare, attraverso dei reagenti, la presenza di microparticelle di polvere che si liberano con l’esplosione di un colpo di pistola e si depositano principalmente sulla mano che impugnava l’arma. Gli investigatori attendono intanto che le condizioni del giovane migliorino per poterlo interrogare. Oggetto di analisi anche la pistola calibro 7,65 usata contro Ferra e poi gettata nel cantiere adiacente al bar dove si è consumato l’omicidio.

Se fosse accertato che a sparare sia stato il 23enne, resta da capire chi abbia sferrato nei suoi confronti le coltellate, se lo stesso Ferra durante l’accesa discussione o uno dei connazionali sopraggiunti che potrebbe essere intervenuto a difesa del trentenne assassinato.

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